La crudeltà è sempre frutto di sofferenza, di degrado o di malattia/2

Idee e riflessioni Spunti di riflessione
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Non ho mai conosciuto nessuno capace si provocare grandi sofferenze negli altri senza avere lui stesso provato sofferenza in qualche punto più o meno superficiale della sua persona, del suo corpo o della sua mente.
Si sa che chi è stato educato a pane e botte, può (“può”, non “deve”) diventare violento; chi è stato vittima di abusi, può (“può”, non “deve”) diventare un adulto che abusa; chi è stato educato da genitori anaffettivi spesso educa i figli allo stesso modo. E così via.

Ci sono persone alle quali va sostanzialmente tutto bene: non vivono nella povertà, nel degrado, nell’ignoranza, nella malattia, nel malaffare; non patiscono la fame, non hanno mai subito violenze, o abusi, né emotivi né fisici, non hanno avuto un padre ubriaco che picchiava la loro mamma davanti a loro; non sono stati abbandonati; non hanno cambiato varie famiglie adottive; non sono stati rifiutati dai genitori; non hanno malattie psichiatriche che impediscono loro dei rapporti positivi con gli altri; e non sono neanche figli di genitori ricchi che però li trascurano. Quelle persone alle quali va sostanzialmente tutto bene sono serene, non picchiano, non odiano, non invidiano, non fanno del male. O lo fanno, e subito si pentono e cercano di rimediare.

Non c’è molto merito ad essere “bravi ragazzi” o “brave persone”, se viviamo in un ambiente confortevole e ci è stato insegnato ad essere persone rispettose e oneste. E non possiamo essere proprio sicuri di non essere disonesti, se non ci è stata mai offerta una grossa cifra per chiudere un occhio, o per favorire qualcuno. Certo, lo so, anch’io ci metto la mano sul fuoco e dico “non lo farei mai per nessuna cifra”. Ma in realtà né io né voi possiamo provarlo, se non ci è mai capitato. “L’occasione fa l’uomo ladro”, si dice. È probabile. Ma io direi piuttosto “L’occasione fa l’uomo ladro se quell’uomo non ha avuto un’educazione al rispetto di sé e degli altri”. Quindi, stiamo attenti. Riflettiamo su questi concetti, quando diciamo di voler migliorare la società.

Ogni piccolo disagio crea malumore.
Ogni grande disagio crea comportamenti che spesso fanno danni.

I ragazzi difficili sono ragazzi che hanno sofferto.

Le persone che fanno del male sono persone che hanno sofferto. 

Le persone che picchiano senza pietà sono il risultato di un’educazione alla violenza, o all’odio. O solo il frutto di dolore e sofferenze che sentono di dover restituire.

I bulli sono stati in qualche modo educati a diventare bulli.

Quelli che vanno in giro a picchiare selvaggiamente gli omosessuali, sono persone “normali”, o sono omofobi che hanno dei grossi problemi ad accettare la diversità (a volte anche la loro) perché non sono stati educati al rispetto verso gli altri?

La gelosia eccessiva, che porta a comportamenti violenti, è normale o è patologica?
I pedofili sono persone “normali”, soltanto che sono molto crudeli? 
Gli stupratori sono persone “normali”, soltanto che sono crudeli?

Chi fa del male agli altri lo fa perché è crudele, o perché ha imparato a causare sofferenze perché anche lui è stato sottoposto a sofferenze? 

Non parlo di piccole sofferenze, naturalmente, ma di dolori profondi, di quelli che lasciano ferite che magari, alla lunga, si rimarginano, ma che diventano cicatrici.

E potrei continuare con tanti altri esempi.

Sintetizzando, posso dire che sono una sostenitrice di questa semplicissima idea: i bulli, i violenti, i ladri, gli assassini sono il risultato di esperienze di violenza, di abbandono, di paura, o sono stati educati alla violenza, al furto, all’omofobia; ecc.  O anche soltanto di stupidità, di mancanza di intelligenza e di qualsiasi caratteristica della loro persona che possa renderli incapaci di evitare azioni malvagie e disoneste. Non è una questione di classi sociali (ci sono tantissimi esempi di fior di delinquenti anche fra ricchissimi), perché non è solo una questione di soldi.
La “colpa” presuppone la consapevolezza di fare del male. Chi non si rende conto di fare del male, lo fa “senza volere”. Allora non va disprezzato, ma va curato. Come si può pensare che chi si diverte a fare del male sia una persona “normale”? 

Sento mia l’affermazione di Leopardi “Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso”. In altre parole: per essere “colpevole” una persona deve rendersi conto di quello che sta facendo, sapere che “è male”.

Ed ecco il punto da tenere ben presente: tutto quello che ho detto significa che “assolvo tutti?”, come sicuramente qualcuno starà pensando? 

Non lo so. In realtà non so che cosa pensare. E sarei contenta che anche qualcun altro non sapesse che cosa pensare e si ponesse le mie stesse domande. È un argomento molto delicato e io non ho delle risposte, naturalmente. Ho molte domande, però, perché è dalle domande che nascono le soluzioni.
Lo scopo di questo articolo non è quello di fornire queste soluzioni (perché non le ho), ma è quello di invitare chi legge a essere consapevole del fatto che chi dà delle risposte – per esempio con frasi come “Vanno presi a calci!”, “Sbatteteli in galera e buttate via la chiave!”- non ha riflettuto abbastanza.

Chi dobbiamo considerare davvero colpevole ? Ecco la domanda principale, che non significa “chi dobbiamo mettere in prigione”.

So che una persona che ruba, che spaccia la droga, che uccide, che picchia selvaggiamente, che stupra ha commesso un crimine. E sono sicura che la società debba allontanare queste persone da quelle che vivono in società in modo corretto. La società non può accettare i comportamenti contrari al vivere civile. Ma deve anche capire che nei comportamenti violenti esiste una parte di responsabilità che va tolta al delinquente perché è di qualcun altro. Ed è per questo che nella nostra Costituzione si legge “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [ art.27]”.
Ed è per questo che a casa, a scuola e nella società le punizioni dovrebbero tenere presente questa parte di responsabilità -piccola o grande che sia- che non è della persona che viene punita. Quindi si tratta di punire – certo- ma senza insultare, senza odiare, senza disprezzare. Si tratta di punire e di rieducare. Nessuno può riuscire a modificare il comportamento di una persona violenta con la violenza. Nessuno può convincere un ragazzo che si comporta male a scuola che esistono valori come la solidarietà, l’amicizia, la tolleranza se si cerca di farlo con il disprezzo, con la rabbia, con il rifiuto.

Non assolvo tutti, ma in un certo senso, però, considero una vittima un ragazzino che ruba perché la sua famiglia gli ha insegnato i trucchi per rubare al supermercato; sono meno comprensiva – semmai- con uno dei nostri figli, al quale abbiamo insegnato che non si ruba e lo ha fatto lo stesso.

Non assolvo chi avrebbe avuto tutte le possibilità per evitare di commettere atti violenti o disonesti e non lo ha fatto. E parlo degli adulti.

Non assolvo i politici ignavi e i quelli che fanno le leggi che convengono solo a loro e ai loro amici, fregandosene delle conseguenze negative che avranno su molte persone; non assolvo una buona fetta del mondo dell’economia che non esita a fare del male ai consumatori per sete di guadagno, ben sapendo che quello che vendono può essere in qualche modo nocivo.

Il discorso non è semplice come si vuole credere. E – lo ripeto- non ho risposte certe. Ho solo molte domande, che giro a voi. E spero che si arrivi a capire che bisogna lavorare molto sull’educazione, sulla prevenzione, sul supporto psicologico e psichiatrico a tutti i livelli e in tutti gli ambienti, se si vuole combattere la violenza , in tutte le sue forme.

La crudeltà è sempre frutto di sofferenza, di degrado o di malattia. Quando si manifesta è troppo tardi. Bisogna pensarci prima.

Mi interessa sapere che cosa ne pensate.

Per questo articolo lascio la possibilità di commentare, ma vi anticipo che non pubblicherò nessun commento che non sia argomentato con educazione e rispetto delle idee mie e degli altri. Chi desidera darmi il suo parere eviti assolutamente attacchi, offese, polemiche ecc. Non servono (e tanto non le leggo e non le pubblico). Evitate anche frasi sibilline senza alcuna argomentazione. E mettete una qualche firma, per favore. Grazie.

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Comments (3)

  • Credo che ci siano persone che alle violenze subite rispondano con violenza, altre che pur avendo subito maltrattamenti e privazioni sono capaci di avere un atteggiamento positivo verso gli altri. Non è automatico che la sofferenza subita generi comportamenti antisociali.
    Ma spesso è così. Io ho verificato sempre che se ti rivolgi con rispetto e dolcezza a chi ti ha offeso, questo rientra subito dal suo comportamento sbagliato e mostra pentimento, al contrario, se ci si ferma su una posizione rigida si ottiene magari l’obbedienza, ma si genera anche lontananza.
    Il nostro difficile ruolo ci impone di avere atteggiamenti di alto valore morale, come saper offrire comprensione in risposta a chi insulta, ha atteggiamenti sbagliati o altro.
    Grazie Isabella per questa bellissima riflessione.

  • Non lo so, ho assistito a violenze, sono stata una bimba picchiata, ma non picchio mio figlio , sono stata educata , troppo, al punto che non riesco a rispondere ed incasso anche le offese. Sono stata educata a non offendere e nonostante tutto il male che sto subendo in questo periodo della mia vita non sono ancora una criminale e del male non riesco a farlo. Secondo me chi cresce nella violenza e nel dolore è buono ed empirico. I criminali più feroci e crudeli sono tutti benestanti e sono stati bimbi viziati secondo me.

  • Sono d’accordo che la crudeltà sia il frutto di mala semina cioè degrado soprusi abbandoni etc, però non è mai troppo tardi.
    Percorsi di rieducazione potrebbero e dovrebbero essere ben concepiti e quindi ben somministrati. Le varianti che incidono sia in negativo che in positivo sono tantissime.
    Per questo motivo, prima di arrivare a punti di difficile ritorno, bisognerebbe impegnare risorse e attenzioni immense nel sociale e nella scuola del primo ciclo. Ho diretta esperienza sulla differenza che si potrebbe agire se venissero messe a disposizione le risorse necessarie.

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