“Lezione”: Ecco chi era Oetzi.

"Lezioni" e lezioni
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Piccola premessa. Questo articolo – che in realtà non è solo per insegnanti – è la continuazione dei due precedenti, che vorrei che leggeste. Non scrivo due o tre articoli su uno stesso argomento se non sono per me tutti importanti. Eppure capita spesso che il secondo venga letto il doppio del primo e il terzo ancora di più. Non so perché. Per mancanza di tempo? Leggete a puntate. per favore!
Quindi, se non avete letto “Lezione”: introduzione allo studio della Storia
.
Come si insegna per interessare., e “Lezione”: Oetzi, un uomo tornato dal passato. Una persona, innanzitutto, per favore, fatelo prima di continuare. Grazie.

Tempo di lettura: 20 minuti. Lo specifico perché avrei potuto scrivere un articolo con un tempo di lettura di 3 minuti, ma ho voluto regalarvi un testo con foto per il quale ho lavorato moltissimo tempo (tanto per dire, ho scritto e rimaneggiato l’articolo 82 volte). Si dice che, perché un articolo venga letto, deve essere molto breve. Ecco, a me non interessa “fare numero” e nemmeno “acchiappare like”. A me interessa essere utile. Questo articolo può essere molto più utile dello stesso articolo con un tempo di lettura dei canonici 3 minuti. Fatemi sapere nei commenti.

Finalmente, ecco chi era Oetzi:

Oetzi era un uomo, una persona, vissuta e uccisa 5300 anni fa, cioè nell’Età del rame. E oggi è una mummia scoperta nel 1991 sul ghiacciaio del Similaun, nelle Alpi Venoste, montagne al confine tra Austria e Italia, dopo essere rimasta sepolta nel ghiaccio per 5.300 anni. Oggi si trova in Italia, nel Museo archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano. È la più antica mummia umida naturale al mondo.

Attenzione! se questo fosse un laboratorio in presenza, farei scrivere tutte le domande possibili sulla Mummia del Similaun. Poi proporrei a tutti i partecipanti di trovare da soli le risposte, attraverso ricerche su libri e su siti. Ma poiché non siamo in presenza, scriverò qui sotto alcune delle domande più interessanti e darò subito le risposte che ho trovato.

Ecco quindi le risposte ad alcune delle tantissime domande che si sono posti studiosi di tutto il mondo:

Domanda 1. Sono state ritrovate molte mummie nel mondo, ma Oetzi è speciale. Perché?
Oetzi è importantissimo perché è una mummia umida naturale. La più antica mummia umida ritrovata al mondo. Che cosa significa? Questo devo spiegarlo. Significa che è una mummia, cioè che è un cadavere mummificato, cioè che si è conservato, mentre normalmente i corpi si consumano, si decompongono e rimangono soltanto delle ossa o neppure quelle; è naturale, cioè è il corpo di una persona morta nel luogo dove è stato ritrovata, e si è conservato accidentalmente, per motivi naturali, in questo caso il freddo di un ghiacciaio, e non perché ha subito dei trattamenti prima della sepoltura; e infine è umida, cioè i tessuti, le ossa e gli organi interni sono ben conservati, contrariamente alle altre mummie.
Oetzi è importantissimo, non solo perché è antichissimo (più antico delle piramidi) ma soprattutto perché lo stato di conservazione del suo corpo, dei suoi indumenti e dell’equipaggiamento che portava con sé è straordinario, e permette studi approfonditi che finora erano stati quasi impossibili.
Oetzi ha un valore inestimabile per l’archeologia e l’archeotecnica, per la ricerca medica, genetica e biologica, così come per molte altre discipline . La morte improvvisa in un ambiente glaciale ha custodito per noi nei millenni un corpo quasi intatto, quello di un uomo dell’Età del rame sorpreso nella sua quotidianità. È una novità di straordinaria portata: mai prima d’ora un uomo preistorico così ben conservato era giunto fino a noi. Le abilità manuali degli uomini tardoneolitici non erano finora così documentate, perché spesso i materiali organici non si erano conservati.
Questo permette di vedere Oetzi non solo come un reperto storico, ma anche come un uomo, che comunica con i posteri dopo 5300 anni, mostrandoci abilità che la maggioranza di noi non poteva neanche immaginare che fossero possibili.
Domanda 2: Quanti anni aveva?
Al momento della morte Oetzi aveva all’incirca 46 anni.
Oggi sarebbe considerato giovane, ma per quel periodo storico, l’inizio dell’età del Rame , tra il 3300 e il 3100 a.C., l’aspettativa di vita media era di circa 30-35 anni. Quindi per quel tempo era vecchio. E questo è un concetto molto interessante.
Domanda 3: Quanto era alto?
Oggi la mummia presenta una lunghezza di 1,54 m. Quand’era in vita l’uomo era alto circa 1,60 m. La sua corporatura rientra nella media della popolazione del tardo Neolitico.
Domanda 4: quanto pesava?
Oggi la mummia pesa circa 13 kg. Secondo i calcoli, da vivo il suo peso doveva aggirarsi sui 50 kg.
Domanda 5: com’erano i suoi capelli? Aveva la barba?
Durante il processo di decomposizione, l’epidermide umana si stacca molto rapidamente, causando la perdita di peli e capelli. Intorno alla mummia sono state rinvenute, però, alcune ciocche che fanno pensare a capelli castano scuri o forse neri, di media lunghezza, ondulati, portati sciolti.
Probabilmente portava la barba, perché sono stati trovati anche peli corti e ispidi.
Domanda 6: aveva pidocchi, pulci, zecche?
S
ugli indumenti sono state trovate due pulci dell’uomo. E nel DNA di Oetzi sono state riscontrate tracce di borrelia: si tratta della testimonianza più antica finora attestata di questa famiglia di batteri, trasmessi dalle zecche, che scatenano una grave malattia infettiva. Nell’apparato digerente erano presenti anche uova di tricocefalo, un fastidioso parassita intestinale. Oetzi non aveva pidocchi.
Domanda 7: di che colore aveva gli occhi?
L’esame del suo DNA ha svelato che l’uomo aveva gli occhi castani e non azzurri come si riteneva in precedenza. 
Domanda 8: che numero di scarpe avrebbe oggi?
Il suo numero di scarpe corrisponderebbe oggi a un 38.
Domanda 9: com’erano i suoi denti?

La dentatura di Oetzi al momento della morte era fortemente usurata. L’elevato grado di usura dentaria lascia intendere che durante la macinatura dei cereali con mole di pietra, la sabbia andava mescolarsi alla farina. È inoltre presumibile che Oetzi usasse i denti anche per lavorare pelli, tendini, legno e altri materiali organici.
I minerali depositati nello smalto consentono di trarre delle conclusioni sulla composizione dell’acqua potabile e di conseguenza sul luogo in cui potrebbe aver trascorso l’infanzia. All’Uomo venuto dal ghiaccio mancavano i denti del giudizio e aveva la gengivite.
Domanda 10: era un uomo sano?

Da quando, quasi tre decenni fa, la mummia venne scoperta, gli scienziati hanno sottoposto il corpo a un check-up completo. I risultati hanno evidenziato uno stato di salute non buono.
Nel corso dello scavo è stato possibile recuperare due unghie dei piedi e un’unghia della mano, sulla quale sono state individuate rigature orizzontali, le cosiddette “linee di Beau”, indicatori di un forte stato di stress fisico.
Le radiografie hanno rivelato il significativo stato di usura di diverse articolazioni come anche, spalle, ginocchia e colonna vertebrale. Una rara anomalia genetica ha determinato l’assenza della dodicesima coppia di costole. In vita l’Uomo si procurò diverse lesioni, tra cui una serie di fratture alle costole e una all’osso nasale.
Nel suo organismo sono stati riscontrati livelli allarmanti di arsenico (dovuti forse a un’attività di estrazione di minerali metallici e rame).
Nel suo stomaco c’era l’Helicobacter, nello specifico la specie H. pylori, che può avergli causato complicazioni come ulcere o gastriti.
Sul corpo della mummia sono stati finora individuati 61 tatuaggi, tutti raffiguranti gruppi di linee o croci. Sono stati eseguiti effettuando sulla pelle sottili incisioni e strofinandovi sopra della polvere di carbone di legna. I tatuaggi furono realizzati in punti coperti da indumenti per la maggior parte del tempo, e quindi è poco probabile che avessero una funzione decorativa. Si trovano tutti in corrispondenza della zona costale e delle vertebre lombari, sul polso sinistro, sul ginocchio destro, sui polpacci e sulle caviglie, in corrispondenza, cioè, di parti del corpo con marcati segni di usura che devono sicuramente avergli causato dolori. Si presume che servissero a scopi terapeutici. Il fatto che la loro posizione coincida con le linee dell’agopuntura, tuttora valide, supporta questa teoria.

Particolare. Un tatuaggio. © Museo Archeologico dell’Alto Adige
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Particolare. Un tatuaggio. © Museo Archeologico dell’Alto Adige


Domanda 11: chi era, che cosa faceva, quale posizione aveva fra la sua gente?
Per ora rimane un mistero. L’ascia di rame era un oggetto molto prezioso, e fa pensare che Oetzi potesse essere una persona importante, un capo. Dal momento che è stato ritrovato in prossimità di un valico sulla cresta alpina principale, altri ipotizzano che si trattasse di un mercante, ma con sé non aveva niente che si potrebbe considerare merce di scambio. Secondo altri era un pastore. Di sicuro era un cacciatore, ma la caccia a quell’epoca faceva parte del quotidiano della maggior parte degli uomini che abitavano l’area alpina. Era uno sciamano? A suffragio di quest’ipotesi non ci sono indizi. Era un reietto? Il fatto che abbia riparato da sé, alla meno peggio, alcune parti del suo equipaggiamento e del vestiario, fa pensare che per un certo periodo di tempo abbia vissuto lontano da un insediamento.

Ascia di rame di Oetzi.
Particolare della preziosa ascia di Oetzi. © Museo Archeologico dell’Alto Adige


Domanda 12: che cosa mangiava?

È stato analizzato anche il contenuto dello stomaco, nel quale sono stati trovati diversi tipi di carne di selvaggina, cereali e vegetali. Gli ultimi pasti di Oetzi hanno fornito agli studiosi una gran quantità di informazioni: la sua dieta era varia e comprendeva alimenti vegetali, come mele e altri frutti selvatici essiccati, funghi commestibili e bacche. Aveva con sé una prugnola, che era più un integratore dissetante ricco di vitamine e minerali che un alimento capace di togliere la fame. Si cibava inoltre di carne essiccata o affumicata: sicuramente di stambecco e di cervo, ma probabilmente di altri animali che vivevano nelle zone in cui si spostava.

Domanda 13: come era vestito? quali oggetti portava con sé?
Quando morì, Oetzi era completamente vestito. I suoi indumenti furono danneggiati soltanto dal vento e dagli agenti atmosferici nel momento del disgelo e, in seguito, fortemente compromessi dalle operazioni di recupero effettuate in modo improprio. L’abbigliamento è fatto per intero di pelle, pelliccia ed erbe intrecciate. Per le cuciture sono stati utilizzati tendini animali, fili d’erba e rafia. Non sono invece presenti lana o tessuti. Purtroppo sono pochissimi i resti di indumenti del tempo di Oetzi comparabili a questi, perciò non sappiamo se si tratti di un normale abbigliamento quotidiano o di un equipaggiamento particolare. In ogni caso, grazie ad abiti adeguati e funzionali che gli offrivano protezione dal freddo e dall’umidità, era attrezzato per affrontare la vita nella natura selvaggia.
L’abbigliamento di Oetzi comprendeva anche il copricapo, a forma di calotta, costituito da varie strisce di pelliccia d’orso cucite insieme. I lacci in pelle applicati al bordo inferiore dovevano servire come sottogola.

Il copricapo di Oetzi in pelliccia d’orso.

Al momento del ritrovamento Oetzi portava ancora al piede la scarpa destra, in seguito rimossa per essere restaurata. Della scarpa sinistra rimane invece soltanto la parte in rete. Le calzature di Oetzi erano composte da diversi strati: la scarpa interna era costituita da una rete in libro di tiglio, che teneva ferma l’imbottitura di erba secca con funzione di isolante termico. La scarpa esterna (tomaia) era in pelle di cervo e, come la rete, era cucita alla suola, anch’essa in pelle ma con il pelame rivolto all’interno. La scarpa veniva stretta al piede e chiusa mediante stringhe in rafia.

La scarpa che Oetzi aveva ancora al piede destro.
La scarpa interna, costituita da una rete in libro di tiglio,

Oetzi portava un perizoma, realizzato con sottili strisce di pelle di pecora. L’indumento, che in origine doveva avere una dimensione di 100 x 33 cm, veniva fatto passare tra le gambe e stretto in vita con la cintura.
Interessantissimi i pantaloni aderenti tipo leggins, costituiti da due gambali lunghi circa 65 cm, confezionati cucendo insieme strisce di pelliccia di capra domestica e di pecora. I bordi superiori erano rinforzati con una stringa di pelle e annodati alla cintura mediante un altro laccio. Sui bordi inferiori di entrambi era cucita una linguetta, che consentiva di fissarli alla scarpa. I gambali rivelano un utilizzo prolungato nel tempo e presentano tracce di riparazione.Nel corso delle indagini archeologiche effettuate sul luogo del ritrovamento sono stati scoperti i resti di un graticcio d’erbe, realizzato con una graminacea alpina e inizialmente interpretato come una sorta di mantella. Quest’ipotesi è però molto controversa e oggi si ritiene piuttosto che si tratti di una stuoia, forse utilizzata come protezione dalla pioggia, o di una parte della gerla.
La sopravveste gli arrivava quasi al ginocchio, coprendo il busto e le cosce. Per confezionarla sono state utilizzate strisce chiare e scure di pelliccia di capra e di pecora, cucite insieme con tendini animali. Il capo, di cui purtroppo non si sono conservate le maniche, veniva portato con il pelo rivolto all’esterno. È probabile che Oetzi si servisse di una cintura per fermarlo in vita, dato che manca qualsiasi altra traccia di chiusura. L’indumento è stato sicuramente indossato a lungo: la parte interna era molto sporca e alcune cuciture rotte erano state rammendate con fili d’erba, probabilmente da Oetzi stesso.
Nel corso delle indagini archeologiche effettuate sul luogo del ritrovamento sono stati scoperti i resti di un graticcio d’erbe, realizzato con una graminacea alpina e inizialmente interpretato come una sorta di mantella. Quest’ipotesi è però molto controversa e oggi si ritiene piuttosto che si tratti di una stuoia, forse utilizzata come protezione dalla pioggia, o di una parte della gerla.

Graticcio di erbe. Particolare. Notare i nodi con cui un uomo di 5300 anni fa ha unito le erbe.

Oetzi portava con sé oggetti straordinari, come due contenitori in corteccia di betulla, di forma cilindrica, con un diametro di 15-18 cm e un’altezza di circa 20 cm. Per realizzarli è stato utilizzato un unico pezzo rettangolare di corteccia, cucito e assemblato al fondo circolare, dello stesso materiale, con cordini di libro di tiglio. Uno dei recipienti, annerito all’interno, conteneva foglie di acero riccio appena raccolte e frammenti di carbone di legna. Se ne deduce che Oetzi portasse con sé le braci avvolgendole nelle foglie. In questo modo riusciva a mantenerle accese per più ore e ad attizzare un nuovo fuoco in pochi secondi.
Dell’equipaggiamento di Oetzi fanno parte anche due pezzi di un fungo degli alberi, il poliporo di betulla, infilati su altrettante strisce di pelle. Si pensa che avessero una funzione terapeutica, dal momento che fino al XX secolo furono utilizzati a scopo curativo. Al poliporo viene attribuito un effetto antibiotico ed emostatico.

Poliporo di betulla infilato in una striscia di pelle.
Sopraveste con strisce chiare e scure di pelliccia di capra e di pecora, cucite insieme con tendini animali. Notare la cucitura.


Domanda 14 : Come morì?

Oetzi fu senza dubbio assassinato. Un criminologo è stato incaricato di esaminare i reperti in nostro possesso per delineare il quadro della sua morte. Oetzi è stato aggredito una prima volta ma è riuscito a fuggire, difendendosi e divincolandosi. La ferita che è stata individuata recentemente sulla sua mano, parla di un taglio profondo, quasi fino all’osso, che parte dalla base del pollice e entra nella carne, a fianco del dito indice. «Chiaramente – dicono gli esperti – nel classico movimento istintivo che fa una persona per proteggersi da un fendente in arrivo verso il proprio corpo». Ferito, Oetzi , si è poi messo a fuggire, con poche cose con sé. Correva a perdifiato quando è stato raggiunto e colpito infine alle spalle. Chi lo ha ucciso, pare fosse dunque fortemente motivato perché non si è trattato di un agguato ladresco ma di un insistito inseguimento: lotta di potere?  Pochi giorni prima della morte era già stato coinvolto in un corpo a corpo, procurandosi una profonda ferita da taglio alla mano destra. Ci sono pertanto alcuni elementi che fanno pensare che l’uomo fosse in fuga e che sia stato bloccato da uno o più avversari. Molte domande rimangono ancora – e forse per sempre – aperte. Perché fu ucciso e da chi? Si trattò di vendetta, di gelosia, di avidità, di una questione gerarchica? Perché l’aggressore non si è portato via l’equipaggiamento, sebbene già solo l’ascia di rame dovesse avere un enorme valore? Oppure gli ha rubato qualcosa di cui oggi non sappiamo più nulla? E, a parte questo, perché Oetzi è fuggito sul ghiacciaio?
Le nuove indagini radiografiche e tomografiche hanno evidenziato la presenza di una punta di freccia nella spalla sinistra. Trafiggendo il corpo, la freccia ha prodotto un foro di circa 2 cm nella scapola. La punta ha danneggiato un’importante arteria causando un rapido dissanguamento. Il movente del delitto è ancora oscuro. Si sa soltanto che la freccia fu scoccata dal basso e da una distanza di circa 100 m.

© Museo Archeologico dell’Alto Adige


Domanda 15: possiamo sapere in quale stagione morì?

Nel suo stomaco sono stati trovati ben 30 tipi diversi di polline In base alle analisi dei pollini, in particolare dei pollini di carpinella, e delle foglie d’acero di montagna, colte fresche dall’albero, rinvenute nei recipienti in corteccia di betulla che portava con sé, i botanici circoscrivono il momento della morte in primavera o all’inizio dell’estate.
Domanda 16: Chissà quale fu il suo ultimo pasto?

La digestione, solo parziale, del suo ultimo pasto suggerisce che Oetzi , due ore prima della sua cruenta fine, aveva mangiato una purea o del pane di farro, carne di stambecco e cervo e verdure imprecisate, fra le quali è stata trovata la felce aquilina.  La felce aquilina, però, è una pianta altamente tossica che può causare la morte per avvelenamento, e costituisce un enigma per gli scienziati. Una delle ipotesi è che Oetzi, che soffriva di parassiti intestinali, stesse cercando un rimedio mangiando questo tipo di pianta. Oppure le tracce di felce potrebbero essere soltanto indice dell’involucro dell’alimento principale, sicuramente la carne di stambecco, ed esservi rimaste attaccate finendo casualmente nello stomaco.
I frammenti di carbone vegetale e i minerali individuati nei resti alimentari fanno pensare che il pasto sia stato cotto su un focolare aperto. I cereali risultano molto masticati forse perché Oetzi li consumò in forma di pane.

Il pugnale di Oetzi. L’unico pugnale dell’Età del rame giunto integro fino a noi.
Il perizoma di Oetzi. Nel cerchio il particolare che ho fotografato, nella foto successiva.
© Museo Archeologico dell’Alto Adige/Harald Wisthaler
Particolare di una cucitura del perizoma di Oetzi, fatta 5300 anni fa
Un rammendo probabilmente eseguito da Oetzi stesso.

Domanda 17: Aveva dei figli?
Gli studiosi sono orientati a pensare che fosse sterile.
Domanda 18. Qual era il suo gruppo sanguigno?

Il suo gruppo sanguigno era 0 Rh positivo.
Domanda 19: Ha sofferto quando è morto?

La freccia che ha trafitto la spalla sinistra ha danneggiato l’arteria succlavia, causando un rapido dissanguamento e provocando la morte nel giro di pochissimi minuti. Quindi possiamo dire che Oetzi non ha sofferto, perché se non fosse morto subito, oltre al dolore per la ferita, avrebbe provato malessere , astenia, sete, vertigini, tachicardia e tachipnea, fino alla perdita di coscienza e alla morte.
Domanda 20. Sono riusciti a risalire al suo DNA?
Sì, il genoma (che è la totalità del DNA) di Oetzi è stato quasi completamente sequenziato. Il suo aplogruppo oggi è molto raro in Europa e si riscontra quasi esclusivamente negli abitanti di regioni rimaste a lungo isolate, come ad esempio la Sardegna e la Corsica. Oetzi aveva inoltre una predisposizione genetica per le malattie del sistema cardiocircolatorio, che in lui si sono manifestate sotto forma di arteriosclerosi. Molto probabilmente era intollerante al lattosio.
In seguito ad analisi sul DNA mitocondriale del corpo mummificato, è risultato che il ceppo genetico dell’uomo di Similaun risulta non più presente a livello mondiale
Domanda 21 : Quali studiosi hanno studiato Oetzi ?
Più di 700 scienziati di tutto il mondo si sono occupati e si occupano ancora di Oetzi: archeologi, archeotecnici, criminologi, botanici, medici legali e paleopatologi e medici di tutte le altre specializzazioni, antropologi, paleontologi, storici, biologi, ecc.

Buch © Museo Archeologico dell’Alto Adige


* N.B. Ci sono moltissime altre informazioni su Oetzi, che non compaiono in questo articolo, naturalmente.
Tutte le notizie su Oetzi (anche se non le ho virgolettate perché le ho adattate ed elaborate) sono tratte principalmente dalle spiegazioni e dalle informazioni che ho trovato sul sito del museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano. Altre si trovano anche sui seguenti siti e libri (dove potete trovare molto altro materiale interessantissimo):

Oetzi, la mummia del Similaun
Anche Ötzi aveva l’Helicobacter
I luoghi di Oetzi (in inglese, con sottotitoli in francese e tedesco). Video, con possibilità di visione a 360°
Scoperto il colore degli occhi di ötzi, più sardo che mitteleuropeo
L’uomo venuto dal ghiaccio” ha 19 parenti genetici che vivono attualmente in Austria 
La voce ricostruita di Oetzi.

Vi consiglio il bellissimo Iceman Photo Scan, che è un “innovativo progetto che delinea la completa documentazione fotografica del corpo della mummia dell’ “Uomo Venuto dal Ghiaccio”‘.
E naturalmente, vi consiglio di programmare una visita al Museo archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano.

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Oetzi nella cella di conservazione del Museo © Museo Archeologico dell’Alto Adige

 

Ringrazio molto il Museo Archeologico dell’Alto Adige che mi ha permesso di visitare il Museo nel modo migliore possibile. In particolare, ringrazio la direttrice Angelika Fleckinger, la vicedirettrice Katharina Hersel, Melitta Franceschini per la consulenza foto, e Andrea Dal Prà, che mi ha fatto da guida, aiutandomi a capire soprattutto chi era l’Uomo Oetzi. 
Ringrazio anche per la possibilità di scattare delle foto, che mi è stata concessa esclusivamente per documentare il mio articolo. 
Le foto inserite nelle tre parti di questo articolo, se non altrimenti indicato, sono fotografie scattate da me, ma non è possibile utilizzarle altrove senza esplicito consenso del Museo Archeologico dell’Alto Adige. 

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