Come mangiano le famiglie (e i ragazzi imparano).

Idee e riflessioni
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Il supermercato è veramente istruttivo. Frutta, verdura, carni, formaggi, carrelli pieni. Guardi i clienti fermi alle casse e guardi il loro carrello: “il carrello è lo specchio della persona”. No, non è una frase famosa; è una frase che ripeto sempre io.

Carrello 1. Donna sulla cinquantina. Genere francese iscritta alla palestra. Caschetto di capelli lisci, brizzolati. Polo grigioverde. Pantaloni bianchi. Braccia affusolate. Marito alto, capelli e barba brizzolati. Jeans, camicia azzurrina su un po’ di pancetta. Carrello: quattro buste di insalata pronta, quattro bottigliette di succo di frutta frullata; insalata belga, carote, finocchi, melanzane, germogli di soya, limoni, pomodorini, rucola, sedano, basilico, erba cipollina, sei uova bio, yogurt magro bianco e alla frutta; crackers non salati; fette biscottate, marmellata senza zucchero aggiunto, cereali muesli, latte scremato. Una baguette. Due buste di bresaola. Sei hamburger di carne chianina.

Carrello 2. Donna verso la fine della trentina: maglia bianca che fascia una sesta abbondante, gonna verde misura tendone da camion. Due enormi salami a fiaschetto al posto delle braccia e due prosciutti come gambe. Marito: genere camionista che fatica ad entrare nell’abitacolo; maglia a rigoni sollevata sulla pancia che lascia intravvedere una fettona di pancia pelosa con l’effetto di un canovaccio posato su un cocomero; calzoncini corti a quadrettoni. Salami a fiaschetto e prosciutti dello stesso tipo della moglie. Ragazzino di circa dieci anni: il padre in formato junior. Bambino di circa due anni seduto sul seggiolino del carrello: il fratello in formato mignon. Carrello: una confezione di pecorino piccante, una di gruviera, un barattolo di strutto, uno di margarina; un pezzo di lonza di maiale di almeno otto etti; un panetto di burro da tre etti, un salame, una busta di latte intero; sei brik di latte al cioccolato; un barattolo di nutella gran formato da 750 grammi; una tavoletta di cioccolato farcito alle nocciole formato famiglia; un sacco di patate, una noce di cocco, un bottiglione di vino bianco da cinque litri, tre bustone di patatine da mezzo chilo, pacchi vari di merendine, biscotti e pasticcini: baci di dama, bomboloni, biscotti al burro, al cocco, farciti al ciocconocciola. Marmellata di fichi. Sei bottiglie di acqua gassata, sei di aranciata, sei di Coca-Cola che fa digerire. Tre filoni di pane. Quattro pezzi di focaccia alla cipolla. Surgelati: sofficini al formaggio e al gusto di pizza; tre pizze quattro stagioni, sei coni al whisky, lasagne al forno, patate da friggere, cannelloni ripieni. Una bustona di caramelle viene aperta lì alla cassa e data già in mano ai bambini che non possono aspettare. E se non è la busta di caramelle è il pezzo di pizza o la tavoletta di cioccolato. Il marito si accarezza la pancia per un po’ e poi, come se avesse dimenticato di fare un acquisto importante, va verso gli scaffali. Torna con qualcosa in mano: una pianta grassa.

Quando invece ti capita che decidi di mangiare in uno dei self service del centro, puoi guardare anche quello che mangiano i tuoi vicini di tavolo formato extra large. Famiglia italiana. Quella nota per la famosa “dieta mediterranea”. Marito, moglie, figlio dodicenne, bimbo di tre anni, nonna. Tutti molto oversize da overdose di cibo.  Innanzitutto, se tu, con senso del dovere dietetico, prendi solo un “penne al pomodoro”, un’insalata mista e acqua, loro prendono rigorosamente il menù completo. Cocacola per tutti.  Antipasto: salumi vari. Primo: lasagne per tutti. Secondo: due “gran frittura mista”, un “wurstel e patatine”, un “fettine fritte con fontina”;  al bambino piccolo polpette al sugo; tutti con contorno di patatine; per finire: tiramisù per tutti e caffè. Il padre anche l’ammazzacaffé.

Tutto questo fa pensare. Fa pensare all’utilità (o meglio, all’inutilità) dell’educazione alimentare a scuola.

 

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