“Mio figlio ha un compagno di classe violento : che cosa posso fare?”. Prima parte.

Lettere e risposte
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Marika mi scrive:

“Salve Professoressa Milani,

per caso mi sono trovata sul suo Blog, alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarmi su un problema che ho. Non sono un’insegnante, ma una mamma di una bambina di III elementare, di una scuola pubblica. La scuola è iniziata giovedì e venerdì è sorto già il primo problema: un nuovo bambino in classe, proveniente da un’altra scuola, violento, iperattivo, incontenibile.

Venerdì, il primo giorno che è arrivato ha picchiato 3 bambini ed ha provato a strozzare la giovane maestra di matematica (nuova anche lei) con la sciarpa che aveva (la maestra) mentre la maestra prevalente provava ad impedirglielo! Tutto questo davanti agli occhi attoniti di bambini di 8 anni che sono usciti da scuola scioccati e spaventati. Mia figlia venerdì sera, a letto, ha detto “mamma sto pensando ancora al viso rosso rosso della maestra che stava morendo!”. Venerdì hanno passato la giornata a cercare di calmare questo bambino, oggi un bidello e DUE maestre l’hanno portato in giro per la scuola perché impossibilitati a tenerlo in classe fermo, senza che ballasse sui banchi o gettasse le sedie dalla finestra! La maestra prevalente di mia figlia ha ben pensato di mettersi in malattia se non dovesse avere una pronta soluzione dalla direttrice. Posto che questo è un bambino che può far male a sé stesso e agli altri (non è una supposizione è un dato di fatto!!), quali dovrebbero essere i diritti suoi e quali quelli degli altri bambini? Dov’è il confine tra il diritto allo studio del bambino problematico ed il diritto allo studio e all’incolumità di una classe che fino all’anno scorso era una bella classe, affiatata e tranquilla? Cosa possiamo fare noi mamme, cosa ci consente la legge, per tutelare i nostri figli, la loro salute ed il loro bisogno di conoscenza, considerato anche il fatto che la maestra ha teoricamente già dato forfait?!?! Mi scuso per il lungo monologo e aspetto ansiosa una sua risposta. Saluti  Marika”

Cara Marika, effettivamente è un grosso problema, che obbliga a considerare molti aspetti della società. Proprio questa complessità rende difficile scrivere un post contenendo tutte le riflessioni in una pagina. Tento.

Prima di tutto devo mettere in evidenza con forza il fatto che il bambino non ha colpa del suo comportamento. Assolutamente nessuna. Bisogna fare qualche considerazione.

Prima: c’è in quella classe un bambino “violento, iperattivo, incontenibile”. Un bambino che cerca anche di strozzare la maestra (meno male che non lo ha fatto con un alunno), che picchia, che scappa. Soluzione pretesa dalla maggioranza dei genitori (non da Marika): toglierlo dalla classe. Per metterlo dove? Non si sa e non importa: l’importante è che stia lontano dai loro figli.

Primo commento: questo è davvero ingiusto e assurdo, segno di grande egoismo e menefreghismo. Il bambino ha dei seri problemi, magari di violenza subita, e la soluzione non può essere quella di punirlo ancora o di pretendere di insegnare la non violenza emarginandolo, e quindi rifiutandolo (credo che se fosse permesso ci sarebbero persone che vorrebbero insegnargliela picchiandolo).

Seconda considerazione: in quella classe ci sono tanti altri bambini. Bambini educati a rispettare gli altri, o bambini che non hanno problemi tali da provocare comportamenti violenti o scatti di ira. Soluzione pretesa da qualche insegnante, da chi governa e da chi decide al Ministero: vi tenete il bambino violento, e andate avanti così. Se gli altri bambini rimangono traumatizzati, pazienza, poi supereranno il trauma. Soldi non ce ne sono e al bambino, e se si comporta male è giusto dargli delle belle sospensioni  (anche di 15 giorni ) o un bel 5 di condotta, che ha come conseguenza la bocciatura (“così impara come ci si deve comportare!”).

Secondo commento. E anche questo è davvero ingiusto e assurdo, segno di grande egoismo e menefreghismo: ma come si può pretendere che un bambino di otto anni sia così maturo da vincere l’impulso a protestare, urlare, picchiare, essere corretto, e scelga i comportamento virtuoso che nessuno – in famiglia – gli ha mai insegnato? Forse ha imparato a casa quella violenza. E come si può pretendere che gli altri bambini siano così maturi da accettare di essere picchiati o di vedere la maestra picchiata?

Terza considerazione: come ho già detto in più occasioni, chi è sereno si comporta bene. Chi ha dei grossi problemi (di violenza, di abbandono, di degrado, di assenza di affetto) si comporta male. E allora? Gli facciamo violenza anche noi? Lo rimproveriamo, lo puniamo?

Quarta considerazione: di chi è la colpa, se di “colpa” si può parlare? Che cosa avrebbe dovuto fare la maestra? Picchiare il bambino scatenato? Fargli una lavata di capo? Ignorarlo? Metterlo dentro un armadio, al buio, come ai vecchi tempi? e allora? Che cosa si fa? La Scuola è impotente? Marika è impotente?

No. Qualcosa si può e si deve fare.

Seconda Parte prossimamente.

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