Compiti di castigo e punizioni varie a scuola: servono?/2

Idee e riflessioni
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C’è una cosa che in questo momento sento di voler premettere: chi non ha mai fatto lezione in una classe di venti/trenta alunni, in certi casi dovrebbe proprio tacere. Mi spiego meglio: genitori che chiedono “E l’insegnante dov’era?”, o che affermano “Le maestre non devono permettersi di mettere le note a mio figlio”; psicologi e psichiatri che danno istruzioni agli insegnanti attraverso relazioni e certificazioni, saltando a piè pari il fatto che il bambino o il ragazzo che hanno in terapia nel chiuso del loro tranquillo studio, a scuola non sono soli, in un rapporto con l’insegnante uno a uno, ma sono inseriti in una classe con tanti altri alunni che se va bene hanno soltanto i problemi dei bambini in crescita e degli adolescenti in crisi. A loro dico: se non vi rendete conto di quanto sia difficile parlare contemporaneamente a venti/trenta personalità diverse, e pensate di poterci dare giudizi e istruzioni è meglio che stiate zitti. Oppure venite in classe e insegnateci come fareste voi.

Possono invece parlare i genitori che ci dicono “Vi capisco! Avete tutto il mio appoggio”, e gli specialisti che sanno darci dei consigli pratici, utili per gestire le difficoltà di certi alunni, tenendo presente il fatto che si trovano ad interagire con tanti altri alunni.

In una Scuola e in una società ideale, il problema non si presenterebbe. Ma la Scuola e la società attualmente sono tutt’altro che ideali. Basterebbe avere classi con metà degli alunni e il doppio degli spazi; una strutturazione diversa della Scuola e delle materie; percorsi mirati all’interno di ogni scuola; più risorse; più possibilità di progettare attività di recupero; la riduzione drastica di tutte le attività burocratiche che corrodono il tempo scuola, e con esso, la possibilità di seguire adeguatamente gli alunni; insegnanti formati adeguatamente (e praticamente, perché di parole, di promesse e di cambiamenti inutili ne abbiamo piene le tasche) alla gestione della classe e degli alunni difficili; la disponibilità di psicologi, di psicoterapeuti e di logopedisti in  ogni scuola, ogni volta che servono; genitori molto più collaborativi e non pronti sempre all’attacco; famiglie che mandano a scuola i figli avendoli prima –già da piccoli- educati al rispetto, alla tolleranza, alla fatica, all’impegno. Tanto per dirne qualcuna. Finché non si arriverà a capire che la Scuola deve cambiare, le punizioni rimangono un’opzione da considerare.

Detto questo, cerco di descrivere quello che ho imparato riguardo alla possibilità di usare – eccezionalmente e tenendo presenti i concetti di cui ho già scritto nel mio precedente articolo, che trovate qui sotto –  anche alcuni tipi di “punizioni” e di “compiti di castigo” per gestire la classe e i singoli alunni che si comportano scorrettamente.

Prima di tutto: le punizioni (un brutto voto, una nota disciplinare, un richiamo verbale, del compito supplementare) servono, sono inutili o sono addirittura dannose?
Direi che punire non serve assolutamente a gestire la classe. Le classi si gestiscono in ben altri e più complessi modi. Le punizioni non risolvono – certo – ma in certe condizioni – che spiegherò nel prossimo articolo – possono servire a porre l’attenzione su un comportamento sbagliato.

Spiegherò come ho risposto a queste domande: punire o no? come? quando? Dirò come mi sono comportata, quali risultati  ho ottenuto (o che non ho ottenuto) . Il discorso è lungo.

Continua, con esempi pratici…

Compiti di castigo e punizioni varie a scuola: servono?/1

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