Gli insegnanti pessimi esistono. Ma quali e quanti sono? Seconda parte.

Idee e riflessioni
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Locandina del film “Bad teacher”.

Gli insegnanti pessimi esistono.  L’ho anticipato. 

Ma facciamo chiarezza, prima di tutto con una premessa: ogni volta che cerco di spiegare il punto di vista degli insegnanti, perché spero che genitori e insegnanti comincino a capirsi, devo constatare che ci sono persone che commentano come se avessi detto che non ci sono insegnanti pessimi, e volessi giustificare quelli che offendono e che deridono gli alunni, e perfino le maestre che picchiano i bambini. E ci sono persone che – poiché, come alunni o come genitori, hanno incontrato un insegnante che non le capiva o dal quale hanno ricevuto dei torti – parlano come se la loro esperienza fosse la prova inconfutabile del fatto che quasi tutti gli insegnanti sono persone impreparate, incapaci e insensibili.

Continuo a credere nel fatto che uno dei problemi più grossi della Scuola e uno dei motivi per cui la società non può migliorare sia l’ostilità dei genitori nei confronti degli insegnanti. E poiché sono abituata a combattere per quello in cui credo ho deciso di affermare con decisione “Sì, gli insegnanti pessimi esistono e dovrebbero essere licenziati”. Ecco, l’ho detto. Spero di aver fatto  così la felicità di quanti odiano e denigrano gli insegnanti, e spero di essermi guadagnata la loro attenzione.

Cominciamo il ragionamento: gli insegnanti sono lavoratori come tutti gli altri. E come in tutta la società, nel lavoro ci sono le eccellenze, ci sono i lavoratori che fanno sufficientemente bene il loro lavoro, ci sono quelli che possono migliorare, e ci sono i lavoratori che sono irrecuperabilmente pessimi: pessimi idraulici, pessimi dentisti, pessimi tecnici,  pessimi medici, pessimi muratori, ecc. E anche pessimi insegnanti, naturalmente.

Tento di fare una panoramica dei vari tipi di insegnanti, partendo naturalmente dalla mia esperienza, consapevole del fatto che questa è solo la mia opinione, e che chi si riconoscerà negli insegnanti pessimi (ma anche in quelli che ritengo che dovrebbero migliorare) si arrabbierà moltissimo. E mi dimostrerà che ho ragione. A loro rispondo già: siete liberi di continuare a essere come siete, ignorando questo mio articolo, e potete stare tranquilli perché non ho il potere di essere ascoltata da chi fa le leggi, né di licenziare nessuno. Ma ritengo importante che i genitori si rendano conto che non possono chiedere il licenziamento o denunciare tutti gli insegnanti che non sono come loro pretenderebbero (spesso a torto). Gli insegnanti pessimi sono pochissimi (anche se si notano moltissimo). E tutti gli altri dovrebbero ribellarsi.

Chi sono gli insegnanti eccellenti, allora? Gli insegnanti eccellenti prima di tutto sono quelli che sanno di non essere perfetti: si mettono sempre in discussione, non smettono mai di studiare, conoscono molto bene la materia che insegnano e si aggiornano continuamente;  adeguano il programma e i metodi ogni anno, ogni mese, ogni giorno, proprio ai ragazzi che hanno davanti quell’anno; gli insegnanti eccellenti sono caratterizzati da empatia, da sensibilità, e dalla predisposizione ad aiutare (alunni, genitori e colleghi); sanno superare la fatica di relazionarsi con i ragazzi più difficili, e non provano fastidio o astio nei loro confronti, non desiderano “levarseli dai piedi”, ma li vogliono, perché sperano di poterli aiutare; sono quelli che si vergognano quando si accorgono, in certi momenti, di provare insofferenza verso chi li fa faticare di più; sono quelli che, quando sbagliano (perché sbagliamo tutti, compresa me che scrivo, naturalmente) trovano il modo di imparare dai propri errori, di correggersi e soprattutto sanno ammettere l’errore (anche davanti ai ragazzi) e trovano il modo di rimediare. Gli insegnanti eccellenti insegnano una materia, ma trasmettono agli alunni anche la passione, la capacità di emozionarsi, l’amore per la vita, per la bellezza della natura e dell’arte, la consapevolezza che quello che importa è la sostanza e non la forma;  e li aiutano ad accettare se stessi, la loro sessualità, il loro corpo e i loro difetti; fanno in modo che gli alunni abbiano fiducia nelle loro capacità, che sappiano che la vita può essere molto difficile, ma che devono affrontare e non nascondere o anestetizzare il loro dolore e le loro difficoltà; che possono farcela, con la fatica e impegnandosi in quello che fanno; gli insegnanti eccellenti insegnano l’importanza dei Valori, primo fra tutti il rispetto: per chi è diverso – di qualunque diversità si tratti- e per l’ambiente. E sono quelli che insegnano con l’esempio.

Chi sono gli insegnanti “che fanno il loro lavoro meglio che possono, ma non ci riescono ancora”? Sono i moltissimi che ce la mettono tutta per essere bravi insegnanti, che amano il loro lavoro, sono consapevoli delle loro difficoltà, che non riescono ancora a essere interessanti, o a tenere la classe, ma vogliono migliorare con tutte le loro forze, perché amano il loro lavoro e amano i bambini, e i ragazzi. Sono quelli che sui social postano i lavori o i successi dei loro alunni, in modo che i commenti siano rivolti ai bambini e ai ragazzi e non a loro.  Sono quelli che pur avendo magari avuto delle difficoltà a scuola, hanno scelto di studiare, di imparare; o pur non avendo un carattere forte, “da guida”, si mettono in gioco e cercano di sopperire con lo studio, con l’impegno; sono i moltissimi che hanno l’umiltà di voler imparare da chi ha più esperienza, invece di pensare che “i colleghi vecchi dovrebbero andare in pensione” (lo leggo spessissimo sui social), e sono quelli che osservano come fanno i colleghi che riescono a tenere la classe o a fare attività particolari e hanno il coraggio di provare;  sono quelli che studiano quello che non sanno. Sono gli insegnanti che con l’impegno, lo studio e l’esperienza impareranno quello che non sanno, e potranno diventare buoni insegnanti.

Chi sono gli insegnanti “che fanno bene il loro lavoro ma possono migliorare”? Ci sono insegnanti – sia giovani che meno giovani – che hanno il grosso difetto di credersi “già arrivati”, subito eccellenti. Sono quelli che potrebbero diventare migliori se fossero più elastici, più disposti a mettersi in discussione. Se ne vedono molti sui social: sono quelli che “si piacciono moltissimo”, che magari sono ben preparati nella loro materia, ma che non hanno capito  che un insegnante non è mai “perfetto”. Sono quelli che, sentendosi già perfetti, hanno in testa una serie di lezioni – sempre le stesse – da impartire ogni anno e con qualsiasi classe. Ma non ha senso fare sempre le stesse cose, allo stesso modo, dire “ho fatto sempre così e non cambio”, perché il rapporto con i ragazzi è sempre diverso e ogni successo e ogni insuccesso deve insegnarti qualcosa. Sono quelli che entrano in sala professori esclamando “Non sanno niente!”, come se non fossero loro quelli seduti in cattedra. Oppure sono quelli che dicono con fierezza “ho seguito dei corsi di aggiornamento e sono aggiornatissimo, e per questo non mi interessa l’esperienza degli altri”; sono quelli autoritari e non autorevoli, che riescono (solo temporaneamente) a ottenere quello che vogliono con la paura, o con voti immeritati,  altissimi o bassissimi; sono quelli che sono convintissimi di essere veramente in gamba, giovani e moderni (anche se avanti con l’età), perché siedono sulla cattedra, perché usano con loro il turpiloquio, perché danno le pacche sulle spalle agli studenti – che naturalmente sono anche loro “amici di Facebook”-  e che si fanno dare del “tu”. Sono quelli che dicono che gli insegnanti e gli alunni devono essere sullo stesso piano, “perché siamo tutti esseri umani”. Si distinguono perché sui social fanno dichiarazioni o raccontano aneddoti per fare vedere quanto sono bravi loro e quanto non lo sono gli altri, e – non a caso – ricevono “like” o  commenti del tipo “sei fantastico!”, “tutti gli insegnanti dovrebbero essere come te”, ecc. E non si accorgono che proprio quei commenti tradiscono un atteggiamento poco corretto. Oppure sono gli insegnanti che hanno una preparazione molto settoriale, se ne rendono conto, ma non ritengono loro dovere aggiornarsi o colmare le loro lacune, o che – e questa secondo me è la cosa più grave – non si preparano sugli argomenti delicati come quelli inerenti la sessualità degli alunni, o i DSA, i BES, l’ADHD e vanno avanti a forza di nozioni imparaticce e di luoghi comuni con il rischio di fare dei danni. Ma sono anche gli insegnanti che non riescono a gestire la classe, soprattutto se difficile. Con un aiuto potrebbero imparare (anche se sarebbe opportuno che venissero aiutati prima di entrare nella Scuola), ma non vogliono farsi aiutare. Questi insegnanti potrebbero migliorare con opportuni (e obbligatori) corsi di aggiornamento mirati a colmare le loro criticità. 

E infine: chi sono gli insegnanti pessimi?

Gli insegnanti pessimi sono gli unici che dovrebbero essere allontanati dalla Scuola, perché sono quelli che fanno del male agli alunni. E con “fanno del male” non intendo tutte le idee (spessissimo assurde) dei genitori iperprotettivi: fa delle preferenze, interroga sempre mia figlia, l’ha umiliata dicendo in classe che ha preso 4, l’ha rimproverata, le ha dato 6 e invece meritava 8, ecc. Intendo che fanno del male fisico  o che provocano veri e gravi danni psicologici. Naturalmente il discorso è complesso e non è facile prevedere tutte le casistiche, ma provo a dare la mia opinione. 

Sono insegnanti pessimi, irrecuperabili e quindi da licenziare senza rimorsi:

  • quelli che mettono (con qualunque scopo)  le mani addosso agli alunni (e qui ci vogliono le denunce obbligatorie e senza tentennamenti, anche per i dirigenti e i colleghi che sapevano e hanno taciuto);
  • quelli che non insegnano nulla perché non sono preparati e non se ne rendono neanche conto (e mi chiedo chi abbia dato loro il titolo di studio e poi chi li abbia fatti entrare nella Scuola);
  • quelli che non insegnano nulla perché non riescono a gestire neanche le classi meno difficili, e anche dopo aver letto libri, o frequentato tanti corsi che lo insegnano, non ci riescono proprio: possono essere preparatissimi nella materia, ma così non possono insegnarla;
  • quelli che insegnano solo per lo stipendio: non si impegnano, non sono preparati, non dedicano attenzione agli alunni, danno tutte sufficienze o voti alti per non avere grane. Non devono essere lasciati a occupare il posto di persone che hanno scelto di insegnare, nonostante tutte le difficoltà, perché amano questo lavoro e amano gli alunni;
  • quelli che violano il segreto professionale per farsi belli, per esempio informando i ragazzi e i genitori delle decisioni prese durante lo scrutinio, raccontando “io non volevo bocciarti, ma Tizio, Caio e Sempronio ti hanno voluto bocciare a tutti costi”; 
  • quelli che vanno in giro a sparlare della scuola in cui insegnano, dei colleghi, degli alunni – magari facendo anche nomi e cognomi – o dicendo “Non ti iscrivere in quella sezione perché c’è  l’insegnante di italiano è pessimo”, o “Non lo iscrivere in quella classe perché è piena di stranieri”;
  • quelli che non sono consapevoli del loro ruolo educativo e del fatto che insegnano prima di tutto con l’esempio, e perciò non rispettano le regole loro per primi: offendono, sono scorretti, fumano o usano il cellulare (per giocherellare o fare telefonate private, magari di affari) durante la lezione, permettono o suggeriscono di piratare programmi o musica, senza rendersi conto che così facendo insegnano a tenere comportamenti illegali; quelli che fanno discriminazioni di qualsiasi tipo, che fanno dichiarazioni omofobiche, transfobiche, razziste, sessiste, antisemite, o che inneggiano al fascismo, al nazismo, ecc.; quelli che si riferiscono al Presidente della Repubblica o ai politici definendoli attraverso insulti, quelli che fanno propaganda a un partito (il che non c’entra con la politica perché i concetti politici sono alla base di qualunque discorso), o quelli che non si rendono conto che un insegnante non può dire a un’alunna “tu stai zitta, cicciona”, o “tu non intervenire perché tanto non capisci niente”, e altre frasi gravemente offensive.
  • Infine ci sono gli insegnanti che non dovrebbero essere licenziati ma allontanati dalla classe e dal contatto con gli alunni: sono gli insegnanti in burnout (per stress lavoro correlato), o gli insegnanti che soffrono di patologie psichiatriche che li rendono inadatti all’insegnamento, anche solo temporaneamente. E bisogna sottolineare il fatto che nelle Scuole non viene rispettato il dovere di verificare la salute dei docenti.

Ma chi deve stabilire chi è da rimproverare, da denunciare o da licenziare? Certo non i genitori. E nemmeno le persone estranee al mondo della Scuola. E nemmeno i dirigenti che gestiscono la Scuola senza professionalità, come se fosse “casa loro”, dove “qui comando io e se non ti piace vattene”, e che sono vendicativi verso chi osa mettere in discussione le loro decisioni opponendo le leggi vigenti.

Allora, dico ai genitori: aiutate gli insegnanti, perché fanno un lavoro molto duro e impegnativo, e vogliono il bene dei vostri figli. Non pretendete da loro che siano perfetti, perché nemmeno voi lo siete.

E dico agli insegnanti: se vogliamo una scuola migliore, aiutate i colleghi che hanno bisogno del vostro aiuto, che siano giovani o meno giovani. E, soprattutto, non tollerate e non coprite i colleghi pessimi, perché fanno del male ai vostri alunni, quelli che voi amate e aiutate.

E dico a chi governa lo Stato: una Scuola può essere efficiente solo se le criticità vengono tolte davvero. Altrimenti si butta solo del fumo negli occhi e si nasconde lo sporco sotto il tappeto. E chi non è nella scuola, fra il fumo negli occhi e lo sporco nascosto dal tappeto, finisce per  non vedere che gli insegnanti pessimi sono davvero pochi.

La soluzione, purtroppo, per ora non si vede.

In teoria, direi che gli insegnanti pessimi dovrebbero essere individuati da dirigenti di provata professionalità (e questo non c’è perché vedo che i dirigenti pessimi rimangono al loro posto nonostante proteste e denunce), che chiamano ispettori tecnici di provata professionalità (e questo dipende dal reclutamento: se vengono reclutati anche fra ex dirigenti pessimi o ex insegnanti pessimi siamo al punto di partenza).

Ma anche nel caso di dirigenti eccellenti, e di ispettori eccellenti, esistono tanti e tali cavilli e tante possibilità di ricevere querele e controquerele che risulta praticamente impossibile allontanare un insegnante decisamente e provatamente pessimo.

In pratica, direi che i pochissimi insegnanti pessimi, da licenziare, continuano a entrare nella Scuola e poi a rimanere in cattedra.

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