Il 1 maggio, festa dei lavoratori, penso a mio figlio che ha dovuto andare a lavorare all’estero.

Idee e riflessioni
Share

Il primo maggio penso a mio figlio, che se ha voluto lavorare senza essere sfruttato in modo vergognoso (300 euro al mese con orario pieno, o assunzioni esclusivamente con partita IVA, ecc.), se ha voluto vedere valorizzata la sua laurea, ha dovuto trasferirsi all’estero. E penso ai tantissimi genitori che, come me, vedono i figli una volta ogni tanto, perché sono andati via. Costretti.
Esportiamo laureati preparati e importiamo manodopera (che sottopaghiamo) per i lavori che gli italiani non vogliono più fare.
Mio figlio è laureato, molto preparato e molto volenteroso. Secondo la logica dovrebbe trovare un buon posto di lavoro. Invece no.
Voglio esprimermi terra terra: in Italia le politiche del lavoro fanno schifo, oggi come ieri, e ieri l’altro, e si può andare indietro per decenni (lo preciso perché sia ben chiaro a chi volesse interpretare le mie parole come una presa di posizione politica/partitica.) Anzi, le politiche del lavoro sono praticamente assenti, e non so dire se per totale incapacità, o per intrallazzi sommersi che non so neanche immaginare. In altre parole: è vero che non c’è lavoro? Che sono “gli stranieri che ci rubano il lavoro”? Quale architetto straniero avrà rubato il lavoro a mio figlio? Chi sono i nostri figli che se ne vanno dall’Italia? Perché così tanti medici vanno a lavorare all’estero se c’è tanta carenza di medici negli ospedali italiani? Che cosa spinge i nostri ragazzi ad andarsene da questa Italia?
Le esperienze all’estero sono importanti, ma non se sono un obbligo. Dovrebbero essere una scelta.
Io guardo la sostanza senza fare una questione di partiti. Faccio una questione di politici: che cosa hanno fatto da decenni, e che cosa continuano a fare oggi i politici di tutte le sfumature di colore? Nulla. Il lavoro manca, è sottopagato e precario.
Ma soprattutto vedo un peggioramento terribile su un punto per me essenziale: la tutela della dignità.
Non solo non c’è lavoro, ma se lo trovi devi accettare che venga calpestata la tua dignità. In barba a tutte le leggi.

Allora, che cosa si festeggia? Chiediamocelo.

Per tutto il resto, sul 1° maggio ho già scritto. Leggete.

Condividi:

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti. Continuando la navigazione accetti l'uso dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi