LETTERA APERTA AGLI IGNORANTI (che non la leggeranno). Seconda Parte. Studiare serve eccome.

Idee e riflessioni
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Premessa utile: si prega di leggere a quali ignoranti è indirizzata.

Ignoto, greggio ed ingregio* Ignorante,

voglio prima di tutto fare una precisazione. La parola “ignorante” non è un insulto come credi senz’altro (anche se può essere usato come tale): è un dato di fatto con cui si definisce una persona che non conosce*.

Chiarito questo, passo a spiegarti il secondo concetto.

2. Studiare serve eccome. Se nessuno avesse studiato e studiasse (tanto) e/o avesse scritto e letto (tanto) oggi potremmo costruire soltanto capanne, ci cureremmo come fanno certi animali, con le erbe, e andremmo dai santoni (o sciamani, o esorcisti, ecc.), o da maghi (come continua a fare ancora anche qualche ignorante che paga migliaia di euro per un ”sasso che guarisce” ); andremmo ancora a piedi, a cavallo o sulle imbarcazioni, ci orizzonteremmo con il muschio degli alberi e con le stelle, le donne morirebbero ancora di parto, e i bambini nei primissimi anni di vita, perché non esisterebbero cure anche per malattie oggi poco pericolose; avremmo suonato solo sonagliere e tamburi;  avremmo continuato a immaginare vermi che causavano la carie, e ci toglieremmo i denti a forza di colpi di pietra,  o li trapaneremmo senza anestesia con trapani di legno a manovella. E potrei continuare per ore. Sappi che lo studio e la trasmissione di quello che impariamo e capiamo sono i motivi per cui l’essere umano si distingue dagli animali. Gli animali quando nascono ricominciano praticamente sempre da capo, mentre noi facciamo una staffetta e ognuno lascia quello che ha capito e studiato ai posteri, che quindi cominciano da dove era rimasto chi ha vissuto prima di lui. E questo si studia sui libri. Con impegno, con sacrificio e con fatica. Ecco un motivo per cui dovresti essere più rispettoso verso chi ha studiato: se fossero stati nel tempo tutti come te,  e se oggi fosse per te, che hai goduto della fatica degli studiosi senza nemmeno accorgertene, e che hai pensato soltanto a te stesso e alle persone vicine a te, ignorando il resto del mondo, l’Uomo sarebbe ancora “quello della pietra e della fionda”, come scrisse Salvatore Quasimodo (che non conosci, immagino).

Se l’Essere Umano non avesse studiato e non continuasse a farlo, altro che ingegneri spaziali che ci portano nello spazio (no, non me e te, ignorante che stai per dire che andare nello spazio non serve a nulla e non ti interessa andarci, ma l’Essere Umano); altro che il navigatore satellitare tanto comodo; altro che ingegneri biomedici che se rimaniamo senza gambe sono in grado di farci tornare a correre con le protesi; altro che chirurghi che possono operarci a cuore aperto con i robot e salvarci la vita; altro che titanio, altro che fibra di carbonio, altro che tomografia a emissione di positroni, altro che mani robotiche, altro che piedi in fibra di carbonio a restituzione di energia; altro che Beethoven, Chopin, Mozart; altro che i ricercatori (biologi, fisici, chimici, strutturisti, ecc), che passano la vita sui libri e nei laboratori (magari con stipendi da fame) per trovare soluzioni alle malattie o a tutti i problemi degli uomini, anche ai problemi tuoi o di quelli degli  ingrati come te, ignorante, che credi che sia tuo diritto pensare di avere lo stesso titolo per parlare alla pari con chi ha studiato (laureato o no, perché si può studiare anche senza essere laureati)!

Ma forse ti convince di più sapere questo: il cellulare che tieni sempre in mano tutto soddisfatto perché pensi che dal modello che hai potuto permetterti derivi il tuo valore, e il computer, dove passi le ore a insultare personaggi colti o persone che hanno successo, non esisterebbero se non ci fosse stato un esercito di studiosi a inventarli e a renderli sempre più sofisticati. E non ci sarebbe nemmeno Wikipedia, che pensi che sia la tua memoria esterna, la sede della tua competenza su tutto, e renda inutile lo studio perché credi che lì ci sia tutta la cultura che ti fa diventare preparato e competente. E non ci sarebbero neanche i videogiochi sui quali continui a passare delle ore, anche se magari hai quarantanni, perché anche i videogiochi sono frutto di studio e di ricerca. E dovresti ringraziare le tante persone che mentre tu ti trastullavi danno calci al pallone o bevendo con gli amici al bar, rimanevano a casa, con i libri in mano, che a te, che non sai che cosa significa, sembra sicuramente una cosa di tutto riposo.
Te lo spiegherò.

Continua

* Se tu avessi studiato,  sapresti che le parole “ignorante” e “ignoto” hanno davanti una “i” che sta per “in”, che si chiama “in privativo”: significa che toglie o nega quello che viene dopo, che in questo caso è il latino “gnarus” (che significa “che sa”), formato sulla stessa radice del greco “gignoskein” e “gnorizein” ( che significano “conoscere”). Quindi queste due parole (“ignorante” e “ignoto”) significano “che non conosce” e “che non si conosce”. Perciò, se ti dico che sei ignorante è perché mi sembra giusto qualificarti come “uno che non conosce”. E osserva bene che anch’io sono ignorante: ignorante di economia, di matematica, di fisica, di sport, di software, e di tante altre cose. Ma c’è una grossa differenza rispetto al tuo tipo di ignoranza: io quando so di non essere preparata, o di essere proprio ignorante di un argomento, me ne guardo bene dal dispensare opinioni, giudizi o consigli. Tu invece parli, ed è questa la vera ignoranza.

Prima parte qui.




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