“Lezione”: Oetzi, un uomo tornato dal passato. Una persona, innanzitutto.

"Lezioni" e lezioni
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Piccola premessa. Questo articolo è la continuazione di quello precedente, che vorrei che leggeste. Non scrivo due o tre articoli su uno stesso argomento se non sono per me tutti importanti. Eppure capita spesso che il secondo venga letto il doppio del primo. e il terzo ancora di più. Non so perché.
Quindi, se non avete letto
“Lezione”: introduzione allo studio della Storia , per favore, fatelo prima di continuare. Grazie.

Prima di dedicarmi a Oetzi, voglio raccontarvi di Maria, la mia vicina di casa di tanti anni fa. Si chiamava Maria Ricci, era nata a Roma il 2 luglio 1925, abitava in Vicolo del Bologna a Trastevere. A vent’anni aveva sposato un amico di infanzia che si chiamava Claudio Mariani, che faceva il falegname. Maria era una signora molto bella, simpatica e intelligente, che ebbe due figli maschi, Attilio e Remo, che da grandi diventarono tutti e due meccanici. Vi assicuro che era una persona molto affettuosa, apprezzata da tutti. Una volta, scendendo le scale, era caduta proprio nell’ultimo scalino e si era rotta la caviglia destra, e tutti i vicini erano andata ad aiutarla. Un’altra volta si era ammalata e aveva subito un intervento alla tiroide, e anche in quella occasione era stata circondata dagli amici.
Ci sono degli aneddoti molto carini a proposito dei viaggi che lei e suo marito facevano nei luoghi di villeggiatura. Niente di eccezionale, ma se volete, ve li racconto.
Immaginate che io andassi avanti così, fino a descrivere la malattia che la portò alla morte.

Sono quasi sicura che molto difficilmente qualcuno vorrebbe conoscere gli aneddoti “niente di eccezionale” della signora Maria. Ma sarebbe lo stesso anche se li avessi definiti “spassosissimi”.
Se mi metto a parlare di una mia vicina di casa, senza che ci sia in voi neanche una briciola di interesse a conoscere la sua storia, (che per me rappresenta la storia di una persona che ricordo con affetto, ma che per voi non rappresenta nulla) direi che se, mentre parlo, voi vi mettete
quasi subito a pensare ad altro, o vi annoiate a morte, o, molto esplicitamente, vi chiedete “Ma che cosa mi importa di questa Maria?” siete più che giustificati.
Come posso pretendere che mi ascoltiate? Pensateci un momento. E immaginate quanto possa essere noiosa una lezione così per dei bambini o dei ragazzi.

Ecco, questo è quello che facciamo quando pretendiamo di mostrare o di insegnare qualcosa senza aver suscitato un interesse e senza aver chiarito qual è il motivo per cui sto mostrando un libro, un film, una foto, o sto spiegando un argomento o raccontando la vita e le opere di un artista.
Facciamo questo come genitori, quando trasciniamo i nostri bambini o ragazzi a vedere una mostra per la quale non sono preparati.
E lo facciamo come insegnanti, quando entriamo in classe e ci mettiamo a spiegare quanto è importante “Oetzi”, o qualsiasi altro argomento.

Adesso vi propongo di divertirvi a provare, prima della prossima “Lezione”. Ponetevi tutte le domande che vi vengono in mente sulla persona Oetzi. E vi do la stessa indicazione che do a chi fa questo laboratorio con me: pensate a una persona e a tutto quello che fa ogni giorno, ogni settimana, ogni anno della sua vita. Che conosciate le risposte o no, scrivetele, perché è il metodo che ci interessa.
Vi anticipo solo che al momento della morte Oetzi aveva circa 46 anni.
Scrivete tutte le curiosità sotto forma di domande.

Naturalmente le domande che potete porvi sono migliaia. Scrivetene più che potete.

N.B. Per questo articolo i commenti sono possibili, in modo che possiate -se lo desiderate- scrivere qui sotto tutte le domande che vi vengono in mente, anche le più banali riguardanti ogni aspetto della sua vita. Perché Oetzi non è un oggetto. Oetzi fu un uomo di 5300 anni fa, e prima di tutto fu una persona.

MATERIALI Trovate tutto il materiale utile sul sito del Museo. Materiale interessantissimo. E trovate anche tutte le istruzioni per raggiungere il Museo, a Bolzano, e per organizzare visite individuali, di gruppo o scolastiche.
Vi suggerisco, se siete in gruppo, di prenotare con largo anticipo.

Ringrazio molto il Museo Archeologico dell’Alto Adige che mi ha permesso di visitare il Museo nel modo migliore possibile. In particolare, ringrazio la direttrice Angelika Fleckinger, la vicedirettrice Katharina Hersel, Melitta Franceschini per la consulenza foto, e Andrea Dal Prà, che mi ha fatto da guida, aiutandomi a capire soprattutto chi era l’Uomo Oetzi.
Ringrazio anche per la possibilità di scattare delle foto, che mi è stata concessa esclusivamente per documentare il mio articolo.
Le foto inserite nelle tre parti di questo articolo, se non altrimenti indicato, sono fotografie scattate da me, ma non è possibile utilizzarle altrove senza esplicito consenso del Museo Archeologico dell’Alto Adige.


© Museo Archeologico dell’Alto Adige/EURAC/Samadelli/Staschit
Con la guida del Museo, Andrea Dal Prà.

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Comments (7)

  • – Aveva una famiglia?
    – Se sì, come aveva conquistato la sua donna?
    – Era felice?
    – Aveva l’uso del linguaggio o comunicava in altro modo?
    – Cosa mangiava?
    – Qual era il suo cibo preferito?
    – Che tipo era? Cioè, che carattere aveva?
    – Aveva amici?
    – Quali erano i suoi hobby?
    – Dove viveva?
    – Cosa usava per coprirsi dal freddo?
    – Aveva delle preferenze nell’abbigliamento?
    – Aveva un animale domestico?
    – Aveva la capacità di pensare o riflettere su cose intangibili (la vita, la morte, la paura, le catastrofi naturali, il rimpianto, il rimorso, ecc.)?
    – Aveva una famiglia numerosa?
    – Faceva parte di un gruppo familiare allargato (zii, fratelli, cugini, ecc.)?
    – Come viveva i rapporti familiari?
    – Dove viveva?
    – Ha mai cambiato abitazione?
    – Se sì, per quale motivo?
    – Credeva in un Essere superiore creatore del mondo?
    – Com’è morto?
    – È morto da solo o c’era qualcuno accanto a dargli conforto?
    – Cosa avrà pensato prima di morire?

  • Come riposava? Com’ era il suo letto? Aveva una casa?
    Cosa mangiava?
    Si ammalava? Come si curava?
    Come è morto?
    Aveva del tempo libero dal lavoro? Come lo trascorreva?
    Era un solitario o gli piaceva stare in compagnia?
    Aveva qualche abilità particolare?
    Aveva una compagna? Dei figli?
    Festeggiava il suo compleanno?
    Di cosa aveva paura?
    Cosa lo divertiva? Era felice?
    Curava il suo aspetto?

  • cosa mangiava?
    dove andava a dormire?
    aveva una famiglia?
    è un nostro antenato?
    perché lo spostavano amni nude?

  • Chi l’ha trovato e dove?
    Perché ha questo nome? E chi l’ha dato?
    Come ha fatto a conservarsi così a lungo?
    Perché non se ne trovano altri così?
    Quali professionisti si occupano di fare le ricerche su questa mummia?
    Come facciamo a sapere l’età?
    Come hanno fatto ad estrarlo senza rovinarlo?
    Ora come fa a mantenersi?
    In che posizione L’hanno trovato?
    Cosa stava facendo?
    Cosa si è conservato di lui e cosa si è invece deteriorato?
    Come è morto?
    Come si studia una mummia di questo tipo?
    Il termine mummia è adatto?
    A quali esami, analisi è stato sottoposto?
    Gli esami per cogliere informazioni lo hanno rovinato?
    Perché andare a vederlo?

  • In che luogo è stato trovato?
    Chi lo ha trovato?
    Come mai si è conservato tanto tempo?
    In che stato si trovava?
    In quale periodo storico è vissuto?
    Cosa ha permesso che si conservasse tanto?
    Dove lo hanno portato prima del museo?
    Era uomo o donna?
    Quanti anni aveva?
    Quanto era alto?
    Era bello o bella?
    Chi ha scoperto il corpo?
    Chi lo ha studiato?
    Con quali metodi?
    Che vestiti aveva?
    Aveva altri oggetti con sé?
    Si è scoperto cosa mangiava?
    Hanno trovato dei tatuaggi, ma già esistevano a quei tempi?
    A che servIvano i tatuaggi?
    Era da solo?
    Sono state trovate altre mummie così antiche?
    Come è morto?
    Cosa si può capire osservando lo?
    Come hanno deciso il nome?
    È italiano?
    Cosa faceva prima di morire?
    ……..

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