“Lezione”: introduzione allo studio della Storia. Come si insegna per interessare.

"Lezioni" e lezioni
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Premessa: quelle che definisco “Lezioni” sono delle lezioni che credo che possano lasciare il segno; sono “lezioni pratiche” su come si può insegnare motivando gli alunni ad ascoltare; sono lezioni che possono essere interessanti: qualche volta sotto forma di testo e qualche altra volta sotto forma di video, di foto o di altro.

Una delle lezioni che ricordo con più piacere  è questa, che ho usato per anni come introduzione allo studio della Storia: che cos’è il tempo?

Il concetto di “tempo” è stato e continua ad essere studiato, in particolare da scienziati e da filosofi*. È interessantissimo e coinvolge molti aspetti della vita e della morte e molti campi di studio: tanto per dire,  ho scritto più di 300 pagine di Tesi di Laurea sul rapporto fra il tempo della storia e il tempo del racconto in un romanzo.

Quelli che esprimo qui, però, sono concetti semplicissimi, quasi banali, ma non certo scontati, in nessun ordine di scuola.

Il tempo è un concetto, un pensiero, un’idea che l’uomo ha trovato per collocare nel passato, nel presente, nel futuro tutti i fatti accaduti, che accadono o che accadranno.

Il tempo è come uno spazio indefinito della nostra mente, nella quale collochiamo gli avvenimenti in modo ordinato, seguendo dei criteri (i criteri sono regole convenzionali che servono per definire, giudicare, distinguere e valutare).

Il tempo, secondo l’idea che ne abbiamo, è costituito di attimi che procedono,  senza fermarsi mai, senza mai poter tornare indietro, sempre andando avanti dal passato verso il futuro attraverso il presente. Ma l’uomo può tornare indietro con la mente, nel passato, o  andare avanti, nel futuro.

L’uomo ha raccolto, e continua a raccogliere, tutti gli oggetti e le informazioni che sono testimonianza di popoli vissuti nel passato, prima di lui.

L’uomo ha trovato vari modi per ordinare le informazioni e per datarle, collocandole nel tempo. Ha creato i concetti di giorno, mese, anno, calendario; ha inventato strumenti per misurare il tempo, come l’orologio e la clessidra. Oggi stanno mettendo a punto orologi atomici  che perdono 1 secondo ogni 90 miliardi di anni.

L’uomo possiede un cervello capace di andare avanti e indietro nel tempo.

Studiare la Storia significa “viaggiare con la mente” nel passato, esaminare tutto quello che è rimasto (resti, oggetti, scritti, immagini, scheletri, templi, resti di costruzioni, monete, eccetera), fare ipotesi, trarre conclusioni e fare collegamenti, per poi “ricostruire” quello che è avvenuto nel passato e “raccontare la storia”.

Uno dei concetti più importanti da imparare e da trasmettere è questo: la storia studia tutto quello che è avvenuto nel Tempo.

Se si vuole che i nostri alunni siano motivati a studiare, che si impegnino, bisogna che li motiviamo a “voler sapere e voler capire” e dobbiamo necessariamente partire dal più importante motore dell’interesse: la curiosità. 

Chiediamoci: che cosa ci rende “curiosi”?

Siamo “curiosi” quando vogliamo sapere qualcosa che ci serve. Non potremo mai essere curiosi di sapere qualcosa di cui non vediamo l’utilità. “Utilità” può essere semplicemente anche una risata che immaginiamo che faremo quando conosceremo quella storia, o quel fatto. “Utilità” può essere voler conoscere tutto di un campo che già ci interessa, imparare qualcosa che ci può servire per fare bella figura, per sapercela cavare nelle difficoltà, per risparmiare tempo, denaro, ecc.

Si impara a insegnare veramente solo quando impariamo a capire come funziona la nostra mente. E per farlo bisogna allenarsi ad approfondire i dettagli del nostro modo di ragionare. In questo modo si può  arrivare a comprendere perché un alunno non riesce a capire o a fare qualcosa, dove incontra l’inciampo che gli fa prendere la direzione sbagliata o nessuna direzione.

Il primo (e forse il più importante) “inciampo” nell’apprendimento è la mancanza di interesse. 

Interessare i ragazzi, trovare il modo di far loro desiderare di imparare è il compito più difficile per un insegnante (o per un genitore che voglia trasmettere l’amore per la cultura).
Nella mia pratica didattica mi sono resa conto del fatto che sono le domande che nascono spontanee quelle che portano ad ascoltare a leggere, a studiare.
Per interessare i ragazzi bisogna che diventi per loro un’abitudine quella di porsi tutte le domande possibili su un certo argomento (personaggio storico, fatto, fenomeno, periodo, scoperta, invenzione, ecc.) . Chiedersi tutti i che cosa?, i chi?, i come?, i dove?, i quando?, i perché?.

La seconda “Lezione” è una prova esplicativa su Oetzi, l’Uomo di Similaun. Clicca qui.

* Tanto per avere un’idea sulla complessità del concetto di Tempo.
“Tempo”, in Enciclopedia Treccani

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