“L’insegnante assegna compiti di punizione a tutta la classe”

Lettere e risposte
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Antonio mi scrive:

“Gent.ma professoressa la disturbo per chiedere un suo parere riguardo ad una situazione, a mio avviso pesante, non trascurabile e profondamente ingiusta. Sono il padre di una studentessa di prima media, mi ritengo un genitore severo e non tendo a giustificare mia figlia “a prescindere”, valuto le punizioni costruttive e formative quando sono meritate. Mia figlia è una bambina molto educata e rispettosa, ma purtroppo ogni volta che ha italiano torna a casa inviperita perché l’insegnante assegna compiti di punizione a tutta la classe anche se a comportarsi male è stato un solo studente. Giusto per farle un esempio qualche giorno fa un bambino si è alzato per buttare un pezzo di carta senza chiedere il permesso e come conseguenza tutti si sono beccati diversi esercizi di punizione. Proprio oggi rientrando a casa con le lacrime agli occhi ha detto che da ora inizierà a comportarsi male, tanto i compiti di punizione le vengono imposti in ogni caso. Io non riesco a darle torto e pur invogliandola a svolgere comunque i compiti assegnati, non posso non condividere il suo malumore e il suo alterato senso di giustizia. Vorrei gentilmente chiederLe il suo punto di vista ed eventualmente qualche consiglio su come comportarci con tale insegnante, eventualmente col DS, e se esiste una qualsivoglia normativa/direttiva/circolare che “regoli” la materia dei compiti di punizione. Nel ringraziarLa anticipatamente La saluto cordialmente, Antonio.”

Caro Antonio, credo che lei e sua figlia abbiate perfettamente ragione. Ci sono insegnanti che non si rendono conto del fatto che un buon insegnante deve essere assolutamente, e sempre, giusto. E che cosa c’è di più assurdamente ingiusto che punire qualcuno che non ha fatto nulla di male?
Il “compito di punizione” è un retaggio del passato che non dovrebbe più nemmeno essere preso in considerazione dagli insegnanti, né giovani né meno giovani. I cosiddetti “penso”, espressione sgradevolissima per indicare quei compiti,  vengono definiti così la Treccani: “In passato, lavoro scolastico che il maestro assegnava talvolta per punizione, oltre i compiti usuali”. “In passato”! Vogliamo parlare di questi “compiti di punizione” che qualcuno continua a dare? E soprattutto, vogliamo chiederci se servono? O se sono giusti? E vogliamo dire una volta per tutte che punire un bambino, un ragazzino, un ragazzo o perfino un adulto è una delle azioni più ingiuste che possiamo fare? Che cosa insegniamo, quando uno (o due o tre o un gruppo di 15, non cambia nulla) si comporta scorrettamente e l’insegnante dà un compito a tutta la classe? Se il “compito di punizione “viene assegnato anche a chi non c’entra nulla dimostriamo prima di tutto la perdita del controllo (dei nervi e della classe). Se il compito di punizione fosse uno schiaffo – per fare un esempio- sarebbe come se, nel momento in cui l’alunno Tizio lanciasse un quaderno contro una compagna e l’insegnante, per tutta risposta, si girasse verso Caio che era da tutt’altra parte, e gli desse uno schiaffo, poi passasse a Sempronio e così via. Ma ha senso?

“Allora che cosa facciamo se uno si comporta male, per esempio lancia un quaderno contro il muro mentre sono voltato? Bisogna o no dare loro una lezione? E se non so chi è stato?”. Caro collega, no, se non sai chi è stato non devi dare una lezione a tutti per colpirne uno. È come se dessi una bastonata al cane per colpire la zanzara che gli si è appoggiata sopra.
“E se la maggioranza non svolge i compiti assegnati?  Devo lasciar perdere?”. No, caro collega, non devi lasciare perdere, ma certo non devi dare più compiti anche a chi ha fatto già il suo dovere. A parte il fatto che con buona probabilità, se dai il compito di punizione, scoprirai che l’alunno diligente, che vuole essere diligente, perché è stato educato ad essere diligente, si affannerà tutto il giorno per cercare di mantenere la sua reputazione e ci riuscirà, ma provando rabbia e quel senso di ingiustizia che ti farà odiare. Ma – soprattutto – l’alunno diligente lo farà e quelli che non hanno fatto il primo compito non faranno neppure il secondo. Non devi lasciare perdere ma devi porti un sacco di domande sul perché non svolgono il lavoro che assegni. E qui dovrei  scrivere un articolo apposta.

La gravità dell’assegnare compiti di punizione a tutta la classe quando solo pochi hanno meritato la “punizione” nasce da alcune riflessioni e domande non poste adeguatamente da parte dell’insegnante:

  • Il compito di punizione serve? La parola “punizione” ha senso? E se ce l’ha, quale senso ha?
  • Il compito di punizione, qualora si decida che ha senso, deve consistere in qualcosa che sia utile o può essere anche qualcosa di perfettamente inutile come ricopiare, scrivere molte volte una stessa frase, ecc.? E se deve essere qualcosa che sia utile deve essere calibrato su ogni alunno o gruppo di alunni, seguendo il principio per cui quello che è utile a uno può essere inutile per un altro perché per esempio l’altro sa già fare quel compito o –al contrario- non lo sa assolutamente fare, oppure deve essere uguale per tutti perché non c’è tempo per personalizzarlo?
  • Si è mai visto ottenere che a forza di compiti di punizione la classe migliora?
  • L’alunno che non svolge i compiti, lo fa perché semplicemente non vuole, o la faccenda è un po’ più complicata di così? Forse non li fa perché è stato abituato a giocare tutto il giorno? Forse non li fa perché sono troppo difficili per lui anche quando sono facilissimi? Forse a casa sua i genitori si picchiano e lui ha in mente tutto tranne che la scuola? Forse perché ha dei problemi di apprendimento di cui nessuno si è ancora reso conto? Forse perché i genitori lo impegnano tutto il giorno a tenere il fratello, ad aiutare a scaricare la frutta, a pulire in casa, ad andare a fare la spesa? Forse, anche se ha 11 anni, ha le chiavi e quando torna a casa non c’è nessuno e trova un biglietto con scritto “Nel frigo c’è il prosciutto, Fatti un panino”? Forse rimane solo e senza controllo, stravaccato sul divano fino alla sera? Potrei continuare e descrivere altre mille situazioni che ho visto nella mia carriera e che mi hanno convinto del fatto che i compiti a casa non svolti non sono semplicemente il frutto di “poca voglia”.
  • Quando punisco un “non colpevole” per colpire un “soggetto ritenuto colpevole e dunque meritevole di pena”  sono giusto? (la terminologia usata è quella di quando si ragiona sull’art.27 della Costituzione della Repubblica italiana  che dice che “la responsabilità penale è personale”)
  • La punizione di un alunno che fa sempre i compiti – o che li ha fatti quel giorno- può essere considerato un danno collaterale necessario?
  • Che cosa pensa dell’insegnante l’alunno ingiustamente punito? Lo rispetterà? È importante avere il rispetto degli alunni o è solo un di più?
  • Che cosa pensa la classe dell’insegnante? Lo stimerà? Amerà la materia? Amerà la scuola?
  • Che cosa pensa dell’insegnante l’alunno che, invece di essere punito da solo, vede punita tutta la classe? Penserà “mal comune mezzo gaudio”? Penserà “Che forte! Ho fatto punire tutta la classe!
  • Che cosa dirà l’alunno colpevole ai suo genitori, invece di “Sono stato punito”? Dirà forse “Ma non è niente! È un compito che ha dato a tutta la classe!”?
  • Che cosa pensano dell’insegnante i genitori degli alunni ingiustamente puniti? Lo stimerà? Ne parlerà con rispetto? E di riflesso, che cosa penseranno quei genitori della categoria degli insegnanti?
  • Che cosa dovrebbero dire i genitori degli alunni ingiustamente puniti ai propri figli? “Fai il compito di punizione che ti ha dato ingiustamente?”, “Non farlo! Domani vado io dall’insegnante?”, “L’insegnante è stato ingiusto?” “L’insegnante è uno scemo?”, “Se te lo ha dato, evidentemente è giusto?”, “Siamo proprio sicuri che mi racconti la verità?”.

Adesso rispondo ad Antonio.

Caro Antonio, vada dalla professoressa e gli chieda che cosa ha fatto sua figlia per avere il compito di punizione. Niente altro. Ma insista a voler capire. Se lo faccia spiegare bene.

Mi faccia sapere.

 

professoressamilani@alice.it

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