Primi giorni di lavoro a scuola: ribellatevi!

Idee e riflessioni
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Cari colleghi e cari dirigenti, iniziate l’anno scolastico decidendo di ribellarvi!

Se la Scuola italiana va male, se la maleducazione impera, se ci sono insegnanti che vengono aggrediti verbalmente o fisicamente, dobbiamo ribellarci. Pacificamente, è ovvio, ma con forza.

Protestare, chiedere spiegazioni, informarsi e informare, opporre la legalità all’illegalità, non accettare i soprusi, non permettere agli altri di calpestarci : questa è la ribellione che ritengo utile a cambiare le cose. 

La ribellione è una forma di salvaguardia della dignità. Ribellarsi a quello che non va, alle idee calpestate, alla dignità lesa è un dovere. Per noi e per i nostri alunni.

La qualità della Scuola dipende molto da quanto insegnanti e dirigenti riescono a fare quello che è meglio per i bambini e per i ragazzi. E -lo sappiamo tutti – è difficilissimo, viste tutte le novità che ogni anno da decenni ogni governo si inventa per dare l’impressione di migliorare la Scuola. Soprattutto perché molte delle idee “innovative” sono perfettamente inutili, quando non completamente fuori contesto, elaborate da chi non conosce minimamente la realtà della Scuola.

Se si applica tutto senza protestare, senza ribellarsi e soprattutto senza informare i genitori la Scuola non può che essere carente. Non ho mai capito perché “coprire” gli “esperti” che partoriscono le idee che ci impediscono di lavorare e di aiutare davvero gli alunni.

Se la Scuola italiana va male, non è colpa vostra, colleghi!

Chiaritelo bene a voi stessi, perché la società e la politica (insieme) cercano di farvi sentire inadeguati, e soprattutto in colpa. Conquistate una buona autostima, rendetevi conto di quanto lavorate, di quanto vi impegnate, dei salti mortali che siete costretti a fare per insegnare, e di tutto il tempo, l’attenzione e l’impegno che mettete per aiutare i vostri alunni.

Arrabbiatevi, quando qualcuno non vuole credere che il lavoro dell’insegnante sia usurante. Reagite subito! Riprendetevi la vostra dignità!

Imparate a sentirvi uniti da un obiettivo comune, che è lavorare al meglio per il bene degli alunni. 

E per questo – lo ripeto – non coprite il collega che non lavora, che non si impegna, che se ne frega, e che ha una cattedra e ci rimane solo perché la qualità della Scuola non è mai stata una priorità, e soprattutto perché evidentemente è più facile e di effetto “premiare i migliori”  che  mandare via i (pochi!) peggiori. 

Mi rivolgo ai bravi Dirigenti (i dirigenti pessimi non leggono di sicuro): voi siete essenziali in questo tentativo di cambiare le cose.

Parlate con gli insegnanti per cercare insieme a loro delle soluzioni. Non imponete dall’alto le decisioni (anche quelle che sono di vostra competenza) senza aver ascoltato davvero gli insegnanti (bravi).

Durante il Collegio Docenti interrompetevi ogni volta che qualche docente si mette a leggere il giornale o a giocare con il cellulare (li riconoscete subito perché vanno a sedersi in fondo come fanno gli alunni svogliati o che si propongono di fare casino) o parlano con il collega vicino di tutt’altro. Diteglielo: “Qui lavoriamo tutti!”. Richiamateli ai loro doveri. E se non basta, chiamateli nel vostro ufficio. E assegnate gli incarichi proprio a loro,  non a quelli che si siedono nelle prime file, che si sobbarcano di tanti impegni in più per il bene dei ragazzi. Tutti gli insegnanti sono uguali e hanno la stessa importanza; tutti sanno leggere e sanno scrivere; tutti possono parlare con i genitori; tutti possono diventare coordinatori; tutti possono essere responsabili di qualcosa. Se li si lascia fuori da tutti gli incarichi è come dire loro “Tu non sei all’altezza”: non è giusto!

Cari dirigenti (bravi), non ho mai capito perché, anche se siete bravi, evitate di informare i genitori del fatto che una certa cosa non si può fare o si deve fare per forza perché così ha stabilito chi governa in quel momento (tutti i partiti imperanti, nessuno escluso). In altre parole, esternate le criticità delle decisioni che vi piovono dall’alto sulle quali non siete d’accordo. I genitori devono sapere che se non ci sono le lavagne LIM per tutti non è colpa della scuola; che se il corso pomeridiano di inglese non si può più fare è perché non ci mandano i soldi per attivarlo, e non perché gli insegnanti non hanno voglia di lavorare; che se la scuola chiede un contributo è perché altrimenti non si possono fare delle attività, ecc. Solo così i genitori possono capire gli insegnanti e i dirigenti ed essere dalla loro parte. Spiegate le cose a chiare lettere. 

Affiggete cartelli negli spazi dove si tengono i colloqui con le famiglie e trascrivete tutto nel sito della scuola. Chiarite, per esempio:

“Si informano i genitori che i docenti sono a disposizione dei genitori solo all’interno dell’edificio scolastico, nelle ore stabilite o – solo per problemi gravi e urgenti – su appuntamento. La strada o il supermercato non sono previsti come luoghi di ricevimento.”. 

“Si ricorda ai genitori che i docenti non devono essere contattati attraverso il loro cellulare personale. Per comunicazioni importanti si prega di rivolgersi alla segreteria”. 

“Si avvisano i genitori che i docenti hanno facoltà di interrompere il colloqui se non avvengono in modi civili.” 

E così via. Proteggete il lavoro degli insegnanti. E soprattutto la loro salute psicofisica. Ribellatevi anche voi, per tutto quello che non va.

Insegnanti, genitori e dirigenti, insieme. Solo così la Scuola si può cambiare.

Potete leggere anche 

Insegnanti, ribellatevi! (contiene motivazioni e istruzioni)

Pagare di più gli insegnanti? La mia intervista a Radio Cusano Campus.

Le vacanze degli insegnanti.

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