Primo Maggio: ma che cosa c’è da festeggiare?

Idee e riflessioni
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Primo Maggio: Festa dei Lavoratori. 

Che cosa dire? Ogni anno speriamo di festeggiare la giornata, e ogni anno suona ridicola e ingiusta la frase “Festa dei Lavoratori”. Festa? Ma quale festa? Festeggiamo il suicidio del cassintegrato che si è suicidato buttandosi dal decimo piano perché era spaventato da un futuro senza prospettive? Festeggiamo i suicidi degli imprenditori? Quelli dei disoccupati? Festeggiamo la chiusura dei negozi? Festeggiamo il fatto che i governi promettono che le cose cambieranno e non accade nulla?

Festa dei Lavoratori. Lavoratori? Ma quali lavoratori? Quelli che non lavorano? Quelli che tremano al pensiero di perdere il lavoro? Quelli che lavorano sottopagati? Quelli che lavorano in nero? Quelli costretti a lavorare lontano e a lasciare i bambini a casa, “prendere o lasciare”? Quelli che hanno appena perso il lavoro? Gli esodati? Quelli che vengono obbligati a lavorare anche se non ce la fanno più? Quelli che lavorano in un negozio che sta per chiudere? Quelli in cassa integrazione? I nostri figli costretti a emigrare all’estero perché qui un laureato può essere pagato perfino  300 euro al mese, con l’approvazione dello Stato? O a rimanere qui, in perenne ricerca di lavoro? Non c’è niente di bello da dire, purtroppo. Quest’anno come negli anni passati.

Il Primo Maggio è la Festa dei Lavoratori. E chi non lavora?

Mi domando come vivono il Primo Maggio quelli che non lavorano e sono disperati perché non sanno come affrontare il futuro. Senza lavoro, che cosa si può fare? Non si sa neppure con quali soldi si comprerà il pane o il dentifricio.

La società taglia fuori chi non lavora: per una persona normale (cioè che ritiene giusto guadagnarsi la pagnotta) non trovare lavoro è fonte di grande frustrazione. Gli amici che lavorano hanno problemi che loro non hanno: orari, datore di lavoro del quale lamentarsi, tasse da pagare, grane, poco tempo, stanchezza, discussioni, ingiustizie. Quando gli amici che lavorano ne parlano fra loro, il disoccupato è tagliato fuori.

Chi governa sa che ci penseranno i genitori a mantenere i giovani disoccupati: meglio non mandare in pensione loro. Ci si risparmia. Non importa se ce la fanno a malapena a tirare avanti, sia dal punto di vista psicofisico che da quello economico. Chi governa sa che conviene dire che se non c’è lavoro è colpa degli extracomunitari. Così la gente se la prende con gli stranieri invece che con il Governo.

Per chi perde il lavoro la situazione è terribile. Il senso di precarietà è assoluto. Se perdi il lavoro come farai a pagare le rate del mutuo? E con quali soldi comprerai il cibo da mettere in tavola tutti i  giorni, almeno due volte al giorno?

E le tasse scolastiche dei tuoi figli? Il contributo per la scuola, i libri, i quaderni e tutto il materiale? Dovrai andare a scuola a dire che non hai soldi per pagare. Ovviamente, niente gita, per i tuoi figli.

I vestiti, le scarpe che proprio adesso si sono rotte? E le medicine che la mutua non passa? Se il frigo si rompe, con che soldi lo comprerai? Come pagherai le bollette, i debiti che stupidamente ormai hai fatto per comperare la macchina nuova? E adesso? Come potrai mantenere la macchina? E quando tuo figlio, ormai abituato ad avere tutto, ti chiederà il computer che cosa gli dirai?

Il condominio, l’affitto, i lavori che hanno fatto al tetto. Con che soldi li pagherai? Ti butteranno fuori di casa. Dove andrai?

L’Italia non è il Paese delle opportunità. Tutt’altro. Se, disperato, tu decidessi di mettere un banchetto fuori da una scuola, da una fabbrica, per vendere dei panini e delle bibite, potresti? Guai! Ci vogliono i permessi, devi pagarci le tasse, devi avere il permesso dell’Ufficio Igiene e chissà che cos’altro… Saresti un vucumprà.

Se vuoi andare in giro e darti da fare per guadagnare qualcosa, offrire le tue braccia forti a uno che sta trasportando degli scatoloni, potresti? Guai! Non può farti lavorare! Sarebbe lavoro nero! È vietatissimo! Non sei assicurato!

Se uno, una persona sola, o un padre di famiglia, si trova improvvisamente senza lavoro, in che cosa può sperare? Il lavoro non lo trova e non ci sono mezzi leciti per trovare dei soldi arrangiandosi a fare lavoretti. I voucher? Sì. No. Vanno aboliti. Vanno bene di nuovo, ma bisogna vedere.

Non c’è niente di semplice, in Italia. Tutto è burocrazia, tutto viene reso difficile. A meno di non avere soldi per “saltare la fila”.

Mille permessi, mille assicurazioni, mille direttive per la sicurezza sul lavoro. E intanto, con tutte quelle regole per la sicurezza, la gente continua a morire sul lavoro. E adesso anche per il non lavoro.

Chi si suicida perché perde la sua piccola azienda, o perché perde la casa, o il lavoro, non si può approvare, ma si può capire.

Primo Maggio: Festa dei Lavoratori. La banda suona. Suona ridicola. Festa triste e del tutto fuori luogo in questo periodo.

Piuttosto: a quando la festa dei NON lavoratori? O meglio: ma non sarebbe più onesto abolirla finché non arriveranno tempi migliori?

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