Quanto sono sicuri i nostri figli e i nostri alunni a scuola? Poco.

Idee e riflessioni
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Quanto sono sicuri i nostri figli e i nostri alunni a scuola?

Ve lo dico io: poco.

Per cominciare, qualche riflessione necessaria.

Domanda. Le scuole devono essere a norma? Risposta. Certo! In tutto e per tutto.

  1. Le scuole sono a norma? R. Sono a norma quelle che sono a norma. Ma ce ne sono tante che non lo sono.
  2. Le scuole a norma sono sicure? R. No, perché l’edificio può essere a norma, ma avere parecchie criticità per le quali si danno proroghe per anni, e soprattutto, manca il personale sufficiente (sia bidelli che insegnanti in compresenza) a sorvegliare e gestire tutti gli alunni.
  3. Qual è il rapporto fra alunni e bidelli? R. facciamo qualche esempio: una scuola media disposta su 3 piani con 550 alunni ha 7 bidelli per un’apertura dalle 7.00 alle 17.30. Questo significa che al mattino ci sono in servizio 3 bidelli. Una scuola elementare su 3 piani, con 360 alunni ha 5 bidelli per un’apertura dalle 7.00 alle 19.30 (scuola a tempo pieno). Al mattino sono circa 3 bidelli. Adesso chiedetevi che cosa può fare un bidello da solo su un piano, considerando che non è lì solo per controllare i bambini che vanno ai servizi, ma anche i genitori, che non possono girare per la scuola da soli, il dirigente, gli insegnanti, il personale di segreteria, che hanno bisogno di qualcosa (indispensabile per il funzionamento della scuola). E non ho considerato il personale assente che non può essere sostituito se non per lunghi periodi.
  4. I bambini piccoli devono essere accompagnati in bagno? R. No. Devono imparare a diventare autonomi, a scuola come a casa. Devono essere accompagnati solo se non stanno bene.
  5. Se i bambini non vengono accompagnati in bagno, sono sorvegliati almeno da lontano? R. No, spesso non lo sono, perché i bidelli sono pochissimi, spesso impegnati a fare il lavoro di collaborazione con insegnanti e segreteria (indispensabile per la gestione della scuola) o a sostituire colleghi bidelli assenti per malattia.
  6. Se i bidelli sono pochissimi, perché non sono gli insegnanti ad accompagnare in bagno singoli alunni? R. Perché anche gli insegnanti sono da soli in classe (o c’è un insegnante di sostegno che sta aiutando uno o più bambini con difficoltà) e certo non possono lasciarne soli 25 per accompagnarne 1.
  7. Quanti bagni (funzionanti) ci sono in ogni piano? R. Di solito c’è un bagno per bambini e un bagno per bambine. Se ipotizziamo che i bambini siano in media 100 per piano, quanti bagni ci vorrebbero, e come dovrebbero essere dislocati perché i bambini possano andare in bagno senza fare file? A questo rispondete voi, informandovi nelle scuole dei vostri figli.
  8. Non potrebbero gli insegnanti seguire con lo sguardo i bambini che vanno in bagno dalla porta della classe? R. Potrebbero (anche se questo significherebbe ogni volta interrompere la lezione e comunque distogliere lo sguardo da tutti gli altri bambini che sono in classe), ma i bagni sono pochi, spesso lontani dalla classe e addirittura, a volte, sono otturati e gli alunni devono spostarsi di piano.
  9. Se è più giusto che i bambini vadano in bagno da soli, i bidelli non possono almeno seguirli con lo sguardo? R. Sarebbe bello, se non fosse che i corridoi sono lunghi, e i bagni sono pochi. E senza contare che ci sono mattine in cui non c’è nemmeno un bidello su tutto un piano: supponendo che in tutto i bidelli in servizio al mattino siano tre,  uno sta aiutando un bambino che si è sporcato, uno sta accompagnando al piano terra un bambino dalla mamma che è venuta a prenderlo perché sta male, uno sta aprendo un laboratorio di cui solo lui ha le chiavi. Oppure sta sostituendo un insegnante che deve andare ai servizi (ci vanno anche loro), uno sta portando in giro per le classi delle comunicazioni, o sta informando un insegnante che l’ora successiva deve fare una supplenza, e così via.
  10. E perché non vengono assunti più bidelli allora? R. Questo dovete chiederlo ai governi che operano continui tagli alla Scuola, facendo credere all’opinione pubblica che di soldi ne danno tantissimi. E a voi stessi che, quando gli insegnanti denunciano la carenza di personale, non ci credete o non fate nulla per unirvi alla protesta.
  11. Quanto sono lunghi e come sono disposti i corridoi delle scuole? R. Si possono fare solo degli esempi.  Considero una scuola abbastanza grande, disposta su più piani. I corridoi di solito sono molto lunghi, anche 60/70 metri o più, e spesso sono spezzati in varie parti, per cui  il personale di sorveglianza non può vedere dietro l’angolo. Fate i conti, se in ogni piano ci sono corridoi a L o a U, quanti bidelli ci vorrebbero durante le lezioni per controllare i bambini e i ragazzi che vanno in bagno? E quanti bidelli e insegnanti durante l’intervallo, per controllare che i bambini non corrano, non si picchino, non si spingano, non giochino nello spazio prima della rampa di scale, non si affaccino alle ringhiere, non entrino nelle classi vuote, non si affaccino alle finestre, non stacchino le porte dei bagni, non le sfondino con i calci o i pugni, non scappino per le scale, ecc. ecc.?
  12. Perché, se ci sono tutti questi problemi, i dirigenti e gli insegnanti non protestano? R. Eccome, se protestano! E lo fanno oralmente o per iscritto, scrivono relazioni, richieste formali, ecc. E a nessuno interessa. Vengono, dicono che abbiamo ragione, dicono che però non ci sono soldi, e promettono (e non mantengono) che si occuperanno del problema.
  13. E i genitori che cosa fanno? R. Di solito non fanno nulla. Protestano anche per una montagna di inezie, e per i problemi di sicurezza tacciono o – più spesso – accusano gli insegnanti e i dirigenti, che dicono che ci sono stati tagli, che non ci sono soldi, che loro non possono fare nulla se non delle segnalazioni. Ma i genitori non ci credono. Credono ai politici, che non hanno mai messo piede a scuola, e hanno interesse a mettere i genitori contro gli insegnanti. Ed è per questo atteggiamento dell’opinione pubblica che la campagna denigratoria nei confronti degli insegnanti può continuare. 

Conclusioni: allora, che cosa si può fare? Questo lo scriverò nel prossimo articolo.

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