Siamo noi quelli che possono migliorare (o peggiorare) il mondo

"Lezioni" e lezioni Spunti di riflessione
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Vorrei raccontare un aneddoto, ma prima credo che sia utile qualche spunto di riflessione.

Siamo esseri umani che vivono in società. 

Possiamo vivere felici o sufficientemente sereni, o, al contrario, possiamo trovarci spesso nelle difficoltà, nell’insoddisfazione, o nel dolore.

Da che cosa dipende la nostra felicità o infelicità nella vita? Dalle caratteristiche del nostro fisico? Dalla nostra salute? Dal luogo dove nasciamo? Dalla situazione economica che abbiamo? Dal nostro carattere?

Personalmente, al di là di tutto, in realtà, credo che il nostro benessere o il nostro malessere derivino principalmente dalle relazioni con gli altri: dalle persone che ci amano, da quelle che ci opprimono, da chi ci governa e non tiene conto delle nostre difficoltà e neppure delle nostre necessità, da chi ci accetta come siamo, da chi non ci accetta perché siamo diversi, dalle persone che non ci rispettano, che ci molestano, che ci picchiano, o dagli sconosciuti che ci aiutano, o che non ci aiutano quando potrebbero.

Ecco, vorrei soffermarmi su questo: “gli sconosciuti che ci aiutano o che non ci aiutano”.

Siamo noi quelli che possono migliorare (o peggiorare) il mondo. Ma bisogna essere consapevoli del potere che abbiamo. Possiamo rendere bella o brutta la vita di chi ci circonda, anche degli sconosciuti.

Imparare a considerare gli sconosciuti come essere umani è molto importante se vogliamo fare la nostra piccola parte per migliorare il mondo. Aspettarsi che il mondo migliori perché “qualcuno” (ma chi?) lo rende migliore mi sembra ingenuo.

Cominciamo a farlo noi, e soprattutto, insegniamo a farlo ai nostri figli e alunni.

Per esempio, decidiamo di compiere piccoli gesti di gentilezza. Se smettiamo di vedere chi ci passa accanto senza guardarli, senza considerarli “persone” prima che esseri umani, ci verrà naturale.

Faccio questo esempio, per spiegare che intendo parlare di piccole cose che possiamo fare tutti.

Ieri al supermercato una signora ha fatto un grosso sospiro. Dato che ormai mi sono abituata a guardare le persone come esseri umani, ho capito che era un sospiro di dolore. L’ho guardata negli occhi e questo è bastato perché lei mi dicesse:

“Signora, ieri mi è morto il cane.”

“Oh, mi dispiace! Quanti anni aveva?”

“Diciassette anni! Me lo hanno investito con la macchina in un parcheggio!”

“Io non ho cani ma mia sorella e una mia amica lo hanno e posso immaginare che dolore!”

“Guardi non so darmi pace!”

“Di che razza era?”

“Era un Papillon”

“Non conosco i Papillon. Come sono?”

“Sono cani piccoli, che hanno due orecchie grandi, diritte, che sembrano farfalle. Il mio – non perché era mio- era bellissimo”.

“Ci credo. Però, signora, pensi che lo ha tenuto con lei per diciassette anni. Sono tanti!”

“Sì, più di cento anni dei nostri”.

“Allora adesso vada al canile e ne prenda subito un altro”.

“Eh, mi sembra troppo presto…”

“Perché è presto?”

“Non so…mi sembra di sostituirlo subito…”

 “Ma no, signora! Prenda un cagnolino completamente diverso, così non le sembra di sostituirlo. Pensi che al canile c’è un cagnolino come il suo che non ha nessuno. Vi potreste fare compagnia a vicenda.”

“Dice?”

“Sì, lo dico. E sono sicura che il suo Papillon è contento.”

“Va bene, grazie!”

“Spero di incontrarla di nuovo, così mi racconta”.

“Va bene. Arrivederci”.

Le ho sorriso e poi ognuno è tornato alla sua vita.

Pochi minuti, che hanno fatto stare bene lei e anche me. Perché – diciamolo – fare un gesto gentile fa stare bene anche chi lo fa.

Lascio la possibilità di commentare, così potete raccontare i vostri gesti o parole gentili.


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Comment (1)

  • Sono assolutamente d’accordo. Siamo tutti in cammino. Lo stesso cammino. Ognuno con le sue risorse, le sue prove, le sue scelte sbagliate. Il suo bisogno di nuove possibilità. Solo uno sguardo accogliente, che regala fiducia-anche se non ce la meritiamo semrpe- ci può muovere a rialzarci. A riprovare. Ancora e ancora. Altrimenti non c’è speranza. Basta poco, del resto. Sembra un getso faticosissimo ma, appena si supera quetso finto ostacolo, è una discesa pina di gioia e di nuova energia anche per chi ha donato quel getso d’attenzione. E’ in questi momenti, piccoli, invisibili, che definiamo il senso del nostro vivre. E la vita del mondo. Grazie!

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