Il 25 aprile è solo la Festa della Liberazione.

Idee e riflessioni
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25 aprile. Ci risiamo. La Festa della Liberazione.
E sempre i soliti figuri, fedelissimi di questo o quel politico nostalgico, che non vogliono riconoscere ai nostri padri e ai nostri nonni il merito di aver liberato l’Italia. Considerano i partigiani dei ladroni comunisti.
Mettono sullo stesso piano vittime e carnefici.
Ma non è la festa dei comunisti.
E‘ la festa dei nostri padri e dei nostri nonni. Quelli che sono morti per la libertà e hanno liberato l’Italia dal nazifascismo. Quelli che hanno sofferto.
Li abbiamo conosciuti di persona, i nostri padri e i nostri nonni. I nostri zii, i nostri conoscenti che hanno vissuto la Guerra e il fascismo.  Non sono figure di fantasia. Ci hanno raccontato con la loro voce, i loro sguardi, i loro gesti com’è andata. Ci hanno raccontato dei loro amici e familiari morti. Non potete imbrogliarci.


Oddio, li capisco, questi figuri che non vogliono il 25 aprile, in fondo: come possono ammettere che la Liberazione si riferisca alla liberazione dal nazifascismo, se sono permeati ancora di idee fasciste? E ogni anno ci dobbiamo sorbire questi discorsi per impedire che il 25 venga festeggiato.

E ogni scusa è buona.
Questo 25 aprile strumentalizzano perfino le vittime del COVID-19. Hanno passato ogni limite in questo sfortunato 2020.
Il 25 va difeso, perché se c’è qualcuno che non vuole questa Festa è perché il fascismo serpeggia ancora. Non “quel” fascismo.  Questo fascismo. Personalmente, aspetto con ansia una nuova Liberazione.
E canterò tutto il giorno “Bella Ciao”, soprattutto gli ultimi versi:


E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

 


La foto in evidenza è una foto di famiglia di Claudia Barilli. Sono i partigiani di Carrara. Suo padre è uno dei giovani che procedono in riga, quello con il cappello, accanto al partigiano più alto.
Noi li abbiamo conosciuti e sappiamo da loro com’è andata.

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