Che cosa devono ancora fare i ragazzi perché ci si renda conto della gravità della situazione?

Idee e riflessioni
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Che cosa devono ancora fare i ragazzi per farci capire che non hanno idea del significato di parole come “regola”, “rispetto”, “riconoscenza”, “dovere” “responsabilità” “valori” “solidarietà” “compassione”?

Che cosa devono ancora fare i ragazzi per farci capire che se si drogano, se si ubriacano, se fanno cose gravissime e pericolose per sé e per gli altri credendo di scherzare lo fanno perché provano disagio esistenziale, perché in realtà sono disperati perché non sanno vivere e i loro comportamenti sono in realtà grida di aiuto?

Che cosa devono ancora fare i genitori perché i media capiscano che mettendo gli insegnanti in cattiva luce, aizzando i genitori contro di loro, vendono più giornali (forse), ma contribuiscono a rovinare la Scuola?

Che cosa deve ancora succedere perché si capisca che i ragazzi violenti sono il risultato di errori educativi, di una società malata e devono essere compresi e aiutati, ma non perdonati?
Che cosa avrebbe dovuto ancora fare lo studente che ha sfregiato la sua professoressa perché il padre non chiamasse la coltellata solo “una stupidaggine”?

Che cosa deve ancora accadere perché insegnanti, dirigenti e genitori capiscano che il rimprovero è indispensabile per fa capire quali sono i limiti e che chi sbaglia deve subire le conseguenze del suo errore, se vogliamo che i bambini e i ragazzi accettino il fatto che non si può avere tutto e che bisogna imparare a vivere anche le frustrazioni della vita?

Che cosa devono ancora subire gli insegnanti perché capiscano che è davvero arrivato il momento di ribellarsi?

Che cosa deve ancora succedere perché i Governi (tutti e di tutti i colori) capiscano che devono smettere di rendere impossibile il lavoro degli insegnanti?

Che cosa deve ancora succedere perché i genitori capiscano che devono riprendere le redini dell’educazione, devono dedicare più tempo e più energie ai figli, che devono smetterla di proteggerli anche quando sono indifendibili, che devono cominciare a rimproverarli quando non rispettano le regole, che devono vedere gli insegnanti come alleati e non come nemici?

Ho scritto tutto quello che serve per capire che cosa significa “educati male” e che cosa possiamo fare, genitori e insegnanti, insieme.

Il mio invito a leggere “Maleducati o educati male?” non è certo “pubblicità per vendere e guadagnare”, come potrebbero pensare i malpensanti che non sanno che all’autore vanno solo 50 centesimi circa per ogni libro. L’ho scritto (e ci ho messo anni) per aiutare insegnanti e genitori a rendersi conto del fatto che siamo in piena emergenza educativa. 

Non potrà risolvere la situazione, ovviamente, ma rendere tutti un po’ più consapevoli forse sì.

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