Il 2020 è stato un anno di morte. Non lo dimentichiamo.

Spunti di riflessione
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Il mio 2020 è cominciato con la morte di un’amica. Per tumore. Abbiamo fatto appena in tempo ad accompagnarla. Poi è arrivato il Covid, e la morte ci ha accompagnato -tutti e in tutto il mondo – ogni giorno dell’anno. Qualcuno ha perso delle persone care, qualcuno dei conoscenti, dei vicini di casa. Qualche altro è stato fortunato perché non ha perso nessuno. Ma questa sensazione di morte vicina o vicinissima ci ha fatto soffrire. E non è ancora finita.

 In  questo 2020 abbiamo assistito alla morte della ragionevolezza.  Sono morti la pietà, la fiducia,  il senso di responsabilità. E c’è stato un contagio di stupidità forse mai visto. C’è stata un’esplosione di fake news, di giochi politici, di polemiche, che hanno ritardato e ritardano l’uscita dal covid. 
Abbiamo assistito a cori, a musicisti e cantanti  improvvisati dai balconi, in una gara di solidarietà che poi è stata spazzata via dalla stupidità e dall’ingratitudine. Abbiamo constatato che il rispetto si è trasformato in dispetto. Che medici, infermieri e tutti quelli che ci hanno aiutato a sopravvivere in questo lungo anno sono stati prima osannati e poi accusati,  denigrati e offesi. Hanno spaccato loro le automobili. E abbiamo assistito così alla morte della riconoscenza.
Facciamo in modo di non dimenticarcela questa parola, “morte”. Chi ha perso qualcuno (“per covid”, “con covid”,  “senza covid”, ma che cosa cambia?) non ha potuto accompagnarlo, né stargli vicino nell’ora della morte. 
Adesso è il momento di cominciare un nuovo anno tenendo bene a mente le migliaia e migliaia di morti. È proprio arrivato il momento di tacere e vaccinarsi. 




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