Il culto della personalità è tipico dei contesti politici autoritari o totalitari.

Idee e riflessioni
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Chi studia la psicologia sociale, la sociologia, le scienze politiche, la scienza della comunicazione, la teoria del linguaggio, la storia, la filosofia, la psicologia politica, l’antropologia culturale sa che, oggi più che mai, si può manipolare qualsiasi elezione, facendo credere qualsiasi cosa.
Una domanda interessante è: ma quanti sono gli elettori che non lo sanno e che sono totalmente ignari dei retroscena manipolatori della politica?

In questi giorni più che mai (alla vigilia delle elezioni europee), assistiamo a un crescendo di rabbia e di toni intimidatori da parte di Giorgia Meloni, e questo suo atteggiamento mostra chiaramente l’esplodere di quello che si temeva fin dall’inizio: una decisa deriva autoritaria basata, come è tipico dei regimi, sul culto della personalità del Signor Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in questi giorni si autodefinisce con soddisfazione “la str*nza della Meloni”.

Credo che il fatto che un leader politico possa pagare un sacco di professionisti per convincere gli elettori a votarlo renda ridicola ogni campagna elettorale, soprattutto perché non tutti possono permetterselo e non tutti vogliono fare politica in questo modo.

Chiediamoci: stiamo votando secondo le nostre idee o secondo la nostra incapacità di resistere alle trappole manipolatorie?

Chi sono questi consulenti? Consulenti politici, esperti di comunicazione e media, digital strategists, analisti dei dati, sondaggisti e ricercatori di mercato, copywriters e speechwriters, responsabili delle pubbliche relazioni, esperti di pubblicità, organizzatori di campagna, consulenti legali, psicologi e sociologi, social media managers, spin doctors.

Prendo come esempio due spin doctors e i loro pool di esperti: quello di Silvio Berlusconi (quello del Contratto con gli Italiani) e la tristemente famosa “Bestia” di Matteo Salvini. Ve li ricordate? Quanti ci sono cascati? Quanti ci stanno cascando? Che senso hanno i voti conquistati così?

Gli spin doctors usano tutte le nuove tecnologie per gestire le notizie in tempo reale e manipolare le narrazioni sui social media.

In sostanza, per semplificare: dall’analisi di quello che digitiamo sui social, di come commentiamo, emerge quello che gli elettori creduloni ritengono importante, e, quasi in tempo reale, il politico dice proprio quello che gli elettori creduloni vogliono! E i potenziali elettori sono tutti contenti perché hanno trovato finalmente qualcuno che la pensa esattamente come loro.

E veniamo a quello che sta accadendo oggi.

A me “IO SONO GIORGIA” fa paura. Mi farebbe paura anche se la Meloni non fosse a capo del governo. Ma come Presidente del Consiglio, che non riesce a dire che è antifascista, che vediamo sorridente con leader ed esponenti di partiti dell’estrema destra europea e internazionale, che tenta di togliere, alle donne in particolare, tutte le libertà faticosamente guadagnate in decenni, tanto per fare qualche esempio.

Ma “NOI SIAMO GIORGIA” mi fa ancora più paura, perché hanno fatto in modo che i suoi seguaci si identifichino con lei, siano lei, siano Giorgia. E se la voteranno penseranno di votare se stessi.

E questo è il culto della personalità.

Perché del culto della personalità bisogna avere paura?
Perché il “culto della personalità” si verifica spesso in contesti politici autoritari o totalitari, ma può emergere anche in democrazie o in altri sistemi politici.
In periodi di crisi o instabilità, alcuni leader possono cercare di consolidare il potere enfatizzando la loro leadership forte e carismatica.
Nelle democrazie, i leader populisti possono fare ricorso al culto della personalità per distinguersi dagli avversari e costruire un legame diretto e personale con il popolo, spesso bypassando le istituzioni tradizionali. E Giorgia Meloni parla continuamente di “popolo” e ripete per esempio “io sono dalla parte del popolo” (anche se con i fatti dimostra di essere dalla parte di una sola parte di quel popolo).
In tutti questi casi, il leader utilizza propaganda, media, e simboli per creare e mantenere un’immagine di sé come figura indispensabile, infallibile, e quasi mitica. Ripete continuamente “Io!”, parla sempre di se stessa, minaccia, “la fa pagare”, denuncia, ecc.

Dobbiamo avere molta paura, se non vogliamo un governo autoritario. Non serve chiamarlo “fascista”. Chiamiamolo pure “autoritario”. Mi sembra già abbastanza brutto.

Andiamo a votare. Tutti, questa volta.

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